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Aprile 2011. Commissione parlamentare di inchiesta sui libri scolastici? Un documento dell'associazione Clio '92


LO SPETTRO DELLA CENSURA STORIOGRAFICA SI AGGIRA NEL PARLAMENTO ITALIANO

DOCUMENTO DEL DIRETTIVO DI CLIO '92

Nei primi 85 anni dello stato unitario nelle scuole italiane hanno circolato libri di testo deputati a rappresentare il passato della nazione come ai governanti piaceva: in modo da formare sudditi devoti alla monarchia sabauda, al nazionalismo e, da ultimo, al fascismo.

I primi manuali dell’era repubblicana e democratica cominciarono ad uscire alla fine degli anni quaranta e poi sempre più numerosi dagli anni 50. Via via i libri di storia destinati al pubblico scolastico sono aumentati di numero fino ad arrivare a oltre 500 negli ultimi anni per tutti i livelli scolastici. Per la scuola secondaria di II grado, ce ne sono parecchie decine disponibili per le adozioni degli insegnanti.

Ci sono manuali di ogni risma ideologica. Ce ne sono apertamente e faziosamente schierati su posizioni di destra. Ma ll testo della deputata Carlucci e degli altri 19 colleghi del Partito della Libertà ne prende in considerazione appena quattro che hanno interpretazioni dal punto di vista “della sinistra”. E censura alcune valutazioni che vi esprimono gli storici: frasi decontestualizzate e sganciate dai riferimenti fattuali.

Perché non denunciare la faziosità e le scempiaggini deilibri di storici “reazionari”?

Le valutazioni dei fatti e dei personaggi e delle istituzioni e dei gruppi sociali fanno parte inevitabile della interpretazione che gli storici devono esprimere. Da parte di chi frequenta la epistemologia, la metodologia e i buoni libri di storia si sa che le interpretazioni sono il sale della storiografia, e che esse sono controverse e criticabili. Si sa pure che non può esistere la storia oggettiva, poiché ogni rappresentazione del passato è sempre il costrutto di una personalità soggettiva. Ma non lo sanno il deputato Carlucci e il ministro Gelmini, che evidentemente non bazzicano la storiografia.

Le valutazioni devono essere congruenti con i fatti e i comportamenti dei personaggi, come lo sono quelle prese di mira. Tuttavia possono non essere condivise. Non è scandalosa la critica, se è argomentata. Scandalosa e repellente è la pretesa di imporre dei criteri “di Stato” per stabilire quali valutazioni siano ammissibili. È questa la china (1) lungo la quale si finisce per scivolare verso la negazione della libertà di produrre storiografia. Che è un bel risultato per un Partito cosiddetto della libertà!

 

Direttivo di “Clio‘92. Associazione di insegnanti e ricercatori in didattica della storia”

  (1) Ricordiamo che ci sono stati altri tentativi precedenti: nel novembre 2000 fu Alleanza Nazionale che nel Consiglio della Regione del Lazio propose una mozione per la costituzione di una commissione d’inchiesta sui manuali. Nel dicembre del 2002 fu approvata dalla VII Commissione della Camera una risoluzione dell’on. Garagnani, che impegnava il governo a vigilare sull’oggettività dei libri di testo di storia. 

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