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Milano - Novembre 2013. Bookcity e le nuove pratiche di lettura e scrittura.

GLI STUDENTI MILANESI DIVENTANO SCRITTORI PER  BOOKCITY

 

A cura di Cristina Cocilovo

 

Nel corso della grande kermesse editoriale milanese di Bookcity, dal 21 al 24 novembre 2013, tra i protagonisti ci sono stati gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Infatti la proposta degli organizzatori prevedeva, con alcuni mesi di anticipo, che classi di Milano aderissero al progetto e svolgessero un laboratorio, leggendo  i testi degli autori proposti, attivandosi in percorsi operativi già predisposti ed elaborando un testo o un altro prodotto originale sulle opere scelte.  In una giornata pubblica al termine della manifestazione avrebbero presentato il frutto del loro lavoro.

Ma chi non frequenta Milano forse non sa che cos'è Bookcity! Ecco qualche chiarimento.

BOOKCITY  è un'iniziativa  già esistente da alcuni anni, promossa dal Comune di Milano e da un Comitato Promotore costituito dalle principali fondazioni editoriali italiane che hanno sede a Milano: Fondazione Rizzoli "Corriere della Sera", Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, affiancati dalla Camera di Commercio di Milano, l'AIE (Associazione Italiana Editori), l'AIB (Associazione Italiana Biblioteche), l'ALI (Associazione Librai Italiani) e con la collaborazione di USR Lombardia.

L'obiettivo è quello di proporre la lettura come esperienza di valore e "di mettere al centro di una serie di eventi diffusi sul territorio urbano il libro, la lettura e i lettori, come motori e protagonisti dell'identità della città e delle sue trasformazioni nella storia passata, presente e futura" (http://www.bookcitymilano.it/).

Citando ancora le pagine del sito, leggiamo che  "BOOKCITY MILANO si articola in una manifestazione di tre giorni (più uno dedicato alle scuole), durante i quali vengono promossi incontri, presentazioni, dialoghi, letture ad alta voce, mostre, spettacoli, seminari sulle nuove pratiche di lettura, a partire da libri antichi, nuovi e nuovissimi, dalle raccolte e biblioteche storiche pubbliche e private, dalle pratiche della lettura come evento individuale, ma anche collettivo".

Le sedi in cui si svolgono gli eventi sono tantissime e distribuite su tutto il territorio urbano: dal Castello Sforzesco, alle biblioteche, alle scuole e a sedi inusuali con eventi promossi da associazioni e altri protagonisti della vita culturale cittadina. Ecco qualche numero di Bookcity: 130.000 presenze, 1200 ospiti, 650 eventi, 180 luoghi, 200 volontari,  oltre 100 progetti proposti da editori, associazioni culturali e professionisti del mondo del libro alle scuole, che hanno aderito con più di 900 classi per oltre 220 istituti! 

La proposta a Bookcity di un gruppo di autrici, tutte socie di Iris e in parte di Clio '92, riguardava "Fare l'Italia, Fare gli italiani", un libro liquido sul Risorgimento pubblicato su Web con la piattaforma Didasfera per conto di Bibienne edizione. (http://didasfera.it/storia-geografia?testo=69)

Che cos'è un testo liquido? È un testo digitale non sequenziale né lineare, ma navigabile, trasversale, multimediale. È anche interattivo, perché si può modificare con espansioni di altri contributi. Non è un e-book, ma un repertorio amplissimo di materiale, comunque strettamente organizzato. Può essere fruito liberamente in base ai propri interessi, senza l'obbligo della lettura integrale: insomma è un testo personalizzabile.

Il tema di "Fare l'Italia, Fare gli italiani" considera il Risorgimento italiano nella sua accezione di lunga durata, dall'epoca napoleonica al periodo postunitario della Destra e della Sinistra storica.  Il filone politico è dominante, ma la visione è brechtiana: infatti  viene presa in considerazione l'umanità varia di donne e uomini che hanno partecipato agli eventi dell'unificazione del paese, non solo i personaggi illustri. Insomma si intende dare il senso corale della storia, evitando un'interpretazione univoca.

Le classi partecipanti al progetto di Didasfera hanno risposto con entusiasmo alle proposte, pubblicate su un blog costituito per l'occasione: http://didasfera.it/004didablog/home, in realtà molto letto, ma poco frequentato nelle risposte. Forse il timore di lasciare traccia indelebile su web di proprie risposte colte e non di tipo personale come in un social network ha bloccato le menti e la digitazione.

 L'aspetto originale del lavoro degli studenti, di secondaria di 1° e 2° grado, è stato produrre materiali diversi dai soliti elaborati scolastici: infatti si trattava di prodotti tutti digitali, in gran parte multimediali, presentati al pubblico della sala dell'istituto Cavalieri di Mi che ospitava questa iniziativa di Bookcity scuole. La parte del leone era costituita da presentazioni in Power Point  che illustravano il percorso di lavoro: partenza dalla lettura dei testi e dall'analisi dei documenti proposti, elaborazione autonoma, produzione "creativa". Nel corso della sperimentazione sono stati analizzati testi ottocenteschi ricchi di documenti originali sullo sbarco di Marsala, sono stati creati codici QR per descrivere le Cinque giornate di Milano, sono stati creati profili web di personaggi risorgimentali, è stato realizzato un telegiornale con interviste impossibili e così via.

Interrogati sul livello di gradimento della sperimentazione, i ragazzi hanno dato risposte molto confortanti. Tutti hanno confermato di aver lavorato con soddisfazione e soprattutto sono piaciuti i seguenti aspetti: affrontare la storia in modo laboratoriale, diverso dallo studio passivo; poi l'utilizzo di piattaforma web (giudicata facile da navigare) invece del solito manuale: questo dava una bella  sensazione di libertà d'uso; inoltre poter personalizzare lo studio del Risorgimento, approfondendo ciò che più interessava e curiosando qua e là indipendentemente dalle indicazioni date; infine produrre un testo digitale da presentare in pubblico ad altre classi e agli autori dell'opera, perché poteva dimostrare quali competenze erano state messe in campo.

La soddisfazione maggiore è stato infatti dimostrare non solo quanto avevano appreso, ma quanto erano stati capaci di fare: sapersi organizzare nel lavoro di gruppo, distribuirsi i compiti, realizzare porzioni del prodotto in base alle capacità dei singoli, ricorrere al docente come consulente e non in modo dipendente.

Se consideriamo la qualità e la completezza dei testi prodotti, noi docenti/autrici abbiamo notato che le classi di scuola superiore hanno utilizzato un linguaggio volutamente colto, mentre le classi della secondaria di primo grado sono risultate più spontanee, semplici e dirette. Tutti gli studenti comunque sono ricorsi alla lettura dei testi che presentavano, perché l'emozione di una presentazione pubblica li avrebbe messi in difficoltà ad esporre "a braccio" seppur con un canovaccio imparato a memoria. Trattandosi di testi collettivi prodotti dalle classi in modo collaborativo e sotto la supervisione dei docenti, sono risultati completi, coerenti e particolarmente accattivanti laddove l'aspetto creativo ha avuto il sopravvento, come nel telegiornale dell'800.

Non ultimo va sottolineato che una classe ha potuto avvalersi del contributo di reclusi del carcere di Bollate (Milano) che li hanno aiutati nella costruzione di un video. L' apprezzamento e la collaborazione fra soggetti tanto diversi è stata una bella dimostrazione di cittadinanza.

Clio '92 - Associazione di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia - Redazione
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