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Per un quadro di civiltà del Seicento

Ottavia Niccoli  ”Storie di ogni giorno in una città del Seicento”  Editori Laterza Roma 2000

a cura di Cristina Cocilovo

NiccoliUn libro che si legge come un romanzo. Perché? Sono tanti i motivi, che inducono a una lettura continuativa e ininterrotta. Vediamoli:

  • innanzitutto la scrittura è piacevole, tanto da rendere familiare un tema “pesante” come la vita quotidiana di 400 anni fa: insomma bisogna anche saper “raccontare” la storia (pensiamo agli emozionanti testi di Braudel);
  • combina diverse fonti storiche: da quelle testuali a quelle iconografiche, così diversifica le modalità di conoscere e produce nel lettore lo stupore di trovare la stessa informazione in un documento manoscritto come in un quadro di Carracci;
  • combina diverse modalità espositive, poiché intreccia descrizioni a narrazioni di storie, giungendo a spiegazioni possibili delle scelte di vita dei personaggi considerati;
  • parla della vita quotidiana di gente appartenente a diversi ceti, dal nobile, al borghese, al prete, al povero di campagna o di città: il fatto è che non si riferisce a soggetti collettivi, non considera gli uomini a “mucchi” come diceva Franco Venturi; il protagonista di ogni storia ha un nome e una vita precisa, è una persona che ha vissuto lasciando traccia di sé in un documento, scelto e riutilizzato insieme ad altri per stendere il libro. Insomma si ha la sensazione di veder vivere Sabbatina, Tomasso, Diodato e  Isabella;
  • gli argomenti trattati si riferiscono alla storia materiale, non in modo generico, ma a precisi aspetti: la produzione agricola di fave, canapa, farro, i tempi di lavoro nei campi di uomini e donne, la festa del “maggio” e il divertimento in un’epoca in cui si cominciavano a sentire gli effetti del Concilio di Trento, l’istruzione dei bambini, le relazioni fra preti, nobili e gente del popolo, le relazioni familiari, i pellegrini che si recavano a Loreto…
  • Questi personaggi realmente vissuti agiscono in un territorio ben connotato, quello della città di Bologna e del suo contado in un periodo di circa 40 anni, fra il 1590 e il 1630, anno più anno meno;  le caratteristiche del territorio prendono vita nel nome delle strade, nella distribuzione dei locali di una abitazione, nella struttura degli edifici (perché sono stati costruiti i portici a Bologna? Qual era il ruolo sociale dei mulini?).

L’immagine complessiva del libro è quella di un grande affresco: in “didattichese” si può definire il quadro di civiltà della vita quotidiana di una città del ‘600.

Come ha operato la Niccoli? Afferma nell’introduzione che il libro (seppur scritto da una storica con assoluto rigore storico) non è rivolto agli storici di professione ma a nuovi lettori.

Ha quindi utilizzato documenti raccolti nell’archivio di un tribunale criminale, quello del Torrone (la sede era in una grande torre), operante a Bologna fino al 1796, alla vigilia della Repubblica Cisalpina. Fra i 10.000 faldoni conservati, ne ha utilizzati una cinquantina e ha cercato di individuare le vicende che potevano costituire un modello a rappresentazione della vita dell’epoca. Infatti  è un libro che “si occupa di storie prima che di storia”. Poiché le carte riguardavano processi che spesso venivano sospesi, non sempre abbiamo idea di come si concludessero le vicende narrate.

Emergono con evidenza alcune figure umane e istituzionali: fra i più deboli le donne e i bambini. Dolenti donne contadine o serve di benestanti famiglie, bambini non protetti dalla famiglia o abbandonati che diremmo bambini di strada, tutte categorie esposte alla violenza e al sopruso dei più forti. Fra questi ultimi troviamo  prepotenti nobili alla Don Rodrigo, studenti benestanti e goliardi, padroni di bottega o di azienda agricola. Su tutti aleggia la potenza della Chiesa post - tridentina, che con tenacia e determinazione, modifica comportamenti, modi di pensare e d’agire giunti fino a noi, come l’uso delle mani giunte in preghiere.

Se volessimo fare un uso didattico del libro, in primis darei alcuni suggerimenti generali, validi per qualsiasi periodo storico si affronti. Per esempio se si organizzano attività di laboratorio:

  • è utile abbinare fonti o materiali diversi, come testi e immagini coeve su cui far svolgere operazioni significative di analisi, confronto, inferenza
  • è importante personalizzare, affrontando la storia di un personaggio modello, che può condurci ad una generalizzazione di tipo sociale,  economica… Basti pensare il successo che ha avuto nelle scuole la vita di Bodo, contadino medievale all’abbazia di Saint Germain
  • infine è importante affrontare qualsivoglia periodo storico da punti di vista diversi: da quello dei potenti in campo politico o economico come da quello dei più poveri, sia socialmente che economicamente; da quello dei vincitori come da quello dei perdenti. A questo punto anche la guerra dei Trenta anni diventa interessante.
  • Complessivamente il libro è un efficace esempio di quadro di civiltà, quale si potrebbe costruire in una scuola superiore, dove è necessario un elevato  approfondimento delle informazioni e della problematizzazione. Questo a dimostrazione che si possono costruire quadri di civiltà in tutti i livelli scolari.

Per un uso didattico diretto, consiglierei di stralciare alcune parti,(per es. quella sull’istruzione di bambini e bambine, quella sui viaggi di lavoratori e pellegrini, o infine sulla vita delle donne serve o contadine) da inserire in un filone diacronico specifico. In una prima fase si possono affidare agli studenti i documenti scritti e iconografici “puri”, accompagnati da esercizi di analisi e di inferenza guidata (dipende dal livello scolare). In un secondo tempo si potrebbero leggere le pagine corrispondenti del libro stesso a confronto con il lavoro svolto.

Complessivamente è una formidabile proposta di Educazione al patrimonio, proprio per l’uso di opere d’arte di diverso tipo (quadri, ex voto, sculture, vignette, carte da gioco, case affrescate e quant’altro), che risultano significative, poiché non viene considerata opera d’arte degna di essere menzionata solo quella aulica, ma qualsiasi traccia sia significativa per ricostruire il nostro passato, prescindendo dalle categorie del bello e dello stile, che afferiscono più all’arte che alla storia.

 15.01.2008

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