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Rinascimento al femminile di Ottavia Niccoli

Ottavia Niccoli, Rinascimento al Femminile,(A cura di) Bari-Roma, 1991  

Recensione a cura di Francesca Dematté Niccoli, Rinascimento al femminile

Che cosa piace di questo libro in cui Ottavia Niccoli raccoglie alcuni saggi su biografie di donne vissute nel Rinascimento?

In primo luogo proprio il Rinascimento che, come oggetto di ricerca, non ci viene offerto attraverso l’ennesimo trattato, ma molto concretamente attraverso la vita di sette soggetti. Sette donne di estrazione e cultura diverse, che incontriamo attraverso la narrazione di studiose quali Margaret King, Elisabeth Cohen, Gabriella Zarri, di ricercatrici come Claudia Evangelisti,  Silvia Mantini e Maria Muzzarelli  o di uno storico come Massimo Firpo.

In secondo luogo il fatto che la curatrice con le sue scelte dà nomi di persona, o meglio “incarna”se vogliamo usare un termine che le è proprio, nelle storie che ha scelto, operazioni cognitive come la tematizzazione, la periodizzazione o la localizzazione  che nelle storie generali dei manuali scolastici, sono spesso vuote di empatia per la distanza fra gli oggetti della ricerca e gli studenti. Atteggiamento che ricorre con frequenza proprio nei confronti della storia moderna

Come un’astrazione prende il nome di persona?

Nel saggio su Isotta Nogarola che è scritto dalla King, per esempio, e che non solo per rispettare l’ ordine temporale è il primo a ricostruire il Rinascimento attraverso una prospettiva al femminile,  l’umanesimo diventa la storia di un’umanista: della colta, appassionata e fedele Isotta, vissuta a Verona fra il 1410 e il 1466.

Le qualità umane, non solo quelle intellettuali di questa donna che fu in corrispondenza con gli esponenti dell’umanesimo veneto come Guarino de’Guarini, con due papi e diversi fra gli intellettuali e gli studiosi del suo tempo, emergono come le qualità principali di buona parte delle appassionate protagoniste delle sette storie raccolte nel libro curato dalla Niccoli, tutte storie difficili.

La passione della Nogarola fu passione per la conoscenza, l’indipendenza  e la scrittura, amore che non fu disposta a barattare mai con nessun altra consolazione. Aperta al dialogo con gli umanisti, con amici e familiari, Isotta scelse di vivere in solitudine, studiare e scrivere: riflessioni, orazioni, vere e proprie opere.

Una, in difesa di Eva sotto forma di dialogo racconta, a nome di tutte le donne del rinascimento italiano, l’interpretazione femminile della cacciata dal Paradiso terrestre, contrapposta a quella maschile.

La sorpresa è proprio qui perchè, in contraddizione con le azioni intraprese da Isotta  nella sua esistenza, la percezione della condizione femminile che lei,  donna colta e nobile esprime, è una percezione di innata inferiorità, legata in pieno alla dimensione cristiano religiosa del tempo.

In modo evidente la prima biografia denuncia la distanza temporale fra quel tempo e i nostro, impedendo una generalizzazione e l’appiattimento sul presente.

Anche un’altra storia, quella di Beatrice de Luna, alias Gracia Nasi, che incarna emblematicamente il marranesimo, la vicenda enigmatica e complessa dei marrani nell’Europa del Rinascimento, viene raccontata dalla Muzzarelli alla luce di un femminile che è illuminazione della storia familiare di una delle dinastie influenti della comunità ebraica del Rinascimento.

Gracia Nasi, vedova Mendes, appartiene ad una famiglia  espulsa nel 1492 dalla Spagna verso il Portogallo e lì convertita al cristianesimo .

Cristiana nuova, forzata ad essere tale, cioè marrana, vedova a 26 anni di un ricco e influente commerciante e banchiere anch’egli ebreo, diventa erede di un’enorme fortuna che difese dalle mire di regnanti e governi cittadini dei paesi che la ospitarono durante le tante fughe e azioni a tutela della libertà. Beatrice diventa una vera e propria giovane imprenditrice nel traffico delle spezie, dell’argento e dei capitali che giravano fra le diverse comunità dei marrani in Europa. Tanto pellegrinare ebbe un senso e una direzione: dare ai suoi correligionari gli strumenti necessari alla rieducazione ebrea…

A Ferrara riprende il nome di origine, Gracia Nasi, con il quale finanzia e promuove la pubblicazione della Bibbia e di altre opere liturgiche in spagnolo, la lingua per la rieducazione all’ebraismo. A Ferrara dove il Rinascimento esprime note di tolleranza religiosa la città diventa, grazie all’opera di una donna, il centro della produzione editoriale marrana e la sede di uno dei progetti di rieducazione all’ebraismo.

L’imprenditorialità  e la progettualità culturale accompagnano Gracia anche a Costantinopoli dove giunge nel 1553  e dove, per il sostegno dei marrani diseredati e perseguitati, fondò una scuola talmudica e rabbinica. Altrettanto fece a Salonicco in nome del prestigio di cui godeva presso il Sultano, senza che questo le impedisse di continuare a dirigere la sua azienda che esportava lana, pepe e grano a Venezia e in altre parti d’Italia.

Che cosa segnala questa biografia ai nostri studenti?

La storia di questa “Senora”alla quale fu intitolata una sinagoga, smonta un doppio stereotipo: quello dell’ebreo eterna vittima capace solo di rassegnazione e quello della donna lontana dalle attività commerciali e imprenditoriali di vasta scala.

Tutte le biografie contenute nella raccolta curata da Ottavia Niccoli insistono su questo obiettivo prestandosi ad essere usate come testimonianza storica, come dato fenomenico-esistenziale di un vissuto ricco di esperienze e di attività che sconfessano generalizzazioni e  stereotipi rispetto al vissuto del Rinascimento e rispetto al genere femminile.

Le storie di Isotta Nogarola, Paola Atonia Negri, Beatrice de Luna, Ginevra Gozzadini, Gostanza da Libbiano, Camilla la Magra, Angela Vallerani tutte insieme costituiscono  una sorta di biografia corale e inedita del Rinascimento e permettono di ricostruire il passato attraverso le persone, in particolare attraverso la varietà delle esperienze delle le donne, che hanno espresso”nella grande varietà delle loro condizioni di vita…la brama ansiosa di una vita piena…” non solo la creatività e la progettualità  distintive del Rinascimento, ma anche  come “le donne del lungo Cinquecento fotografato dal libro…siano legate pienamente alle forme istituzionali, sociali, culturali del loro tempo... e che non vivano un’altra storia o una storia immobile o addirittura biologica”. Anche nel caso del Rinascimento, quindi, restituire le donne alla storia significa,  “rifuggire da definizioni troppo nette e arricchire nel contempo raffigurazioni troppo scarne, integrare nella ricerca storica un’immagine della storia attenta all’affermarsi e all’evolvere di processi diversi, senza disincarnarli dai soggetti che li hanno vissuti”[1]

Alla domanda che nel 1977 Joan Kelly poneva circa il rapporto fra le donne e il Rinascimento,  questo libro offre una risposta significativa articolata in sette modi esemplari di vita espressi da donne diverse per estrazione e cultura, condizione sociale.

 

Indice del libro

Introduzione, di Ottavia Niccoli
1. Isotta Nogarola, umanista e devota (1418-1466), di Margaret L. King
2. Paola Antonia Negri, monaca Angelica (1508-1555) di Massimo Firpo
3. Beatrice De Luna, vedova Mendes, alias Donna Gracia Nasi: un'ebrea influente (1510-1569 ca.), di Maria Giuseppina Muzzarelli
4. Ginevra Gozzadini dall'Armi, gentildonna bolognese (1520/27-1567), di Gabriella Zarri
5. Gostanza da Libbiano, guaritrice e strega (1534-?), di Silvia Mantini
6. Camilla la Magra, prostituta romana, di Elisabeth S. Cohen
7. Angela Vallerani, vedova (1559-1600 ca.), di Claudia Evangelisti
 


 [1] Ottavia Niccoli, Introduzione in Rinascimento al femminile,Roma-Bari, 1991, XXVII

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