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Quale futuro e quali storie per l'umanità?

JARED DIAMOND (a cura di), 5 CHIAVI PER ENTRARE NEL FUTURO. Luoghi: Metropoli-mito. Politica: Mai più "imperi". Felicità: Nuovo pil (prodotto interno lordo), Internet: Il rischio del potere condiviso. Profeti: Greci e Maya, D la Repubblica delle Donne N. 519 del 7-10-06 (pp.121-127).

RAFFAELE MANTEGAZZA, I BUCHI NERI DELL’EDUCAZIONE. Storia, politica,teoria. Milano, Elèuthera, 2006, pp.115

Segnalazioni di Giulio Ghidotti Vai al sito

Quale futuro per l’umanità? Quali storie per il futuro della storia umana? 

Sono questioni che si intrecciano nel caotico, cruciale, passaggio postnovecentesco che stiamo vivendo. Sono questioni che vengono focalizzate in due contributi che attribuiscono alle conoscenze storiche e agli esiti educativi del loro insegnamento, un ruolo essenziale per il destino delle vicende umane.  Nel primo, apparso in una rubrica del settimanale D la Repubblica delle Donne di inizio ottobre, Jared Diamond,  lo studioso americano autore di “Armi, acciaio e malattie” e del recentissimo“Collasso”, riprende alcune sue analisi che aveva cominciato a sviluppare fin dalla sua prima, poco citata, opera in italiano: “Il terzo scimpanzé”.

“Il rispetto della natura è una chiave per il futuro? E soprattutto possiamo conciliare il rispetto della natura con i nostri stili di vita? Be', non abbiamo scelta. Dobbiamo sostenere la natura, … . Distruggere la natura significa distruggere noi stessi, proprio come hanno fatto molte società del passato.

“Di questo passo lo scenario meno tragico, in futuro, includerà un graduale declino. Proprio come successe all'Impero Romano e Britannico. Il declino economico è già in atto. … . Dove stiamo andando? I nostri figli potranno contare su questo stesso tenore di vita per lungo tempo? O saranno travolti dalla devastazione ecologica e dal crollo della nostra civiltà, come è successo con i greci, i maya, e altri popoli?”

“Fino all'11 settembre del 2001, per noi occidentali la globalizzazione equivaleva all'invio nel Terzo Mondo di strumenti e beni di consumo moderni: … . Adesso siamo dolorosamente coscienti della natura imprevedibile del contatto globale: l'Aids, il terrorismo, l'immigrazione illegale incontrollata, l'epidemia di diabete.  … . La globalizzazione implica che società lontane non possano disgregarsi senza far arrivare gli effetti del fallimento al resto del mondo (come nel caso delle Easter Islands e della popolazione degli Anasazi, parecchi secoli fa); … . … noi siamo la prima società che si è sviluppata tramite la comprensione storica del nostro terreno comune … non riesco a considerare la tecnologia come la nostra salvezza. Un po' di saggezza "allargata" e condivisa può essere molto più efficace.”

“ Parecchie società del passato si sono autodistrutte per aver commesso degli errori fatali che noi oggi dobbiamo in tutti i modi evitare. ... . Oggi ci confrontiamo anche con alcuni nuovi problemi, sconosciuti in passato, come quello dell'eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e della diminuzione delle fonti d'energia. C'è una serie di fattori che rende gli individui più o meno capaci di riconoscere i problemi dell'ambiente. Un ostacolo alla comprensione è senz'altro l'interpretazione erronea delle esperienze precedenti.”

“ Potrei portare l'esempio degli abitanti della Groenlandia. … . Questo problema è molto simile alla difficoltà che incontriamo noi oggi nel riconoscere il "global warming", il surriscaldamento del pianeta. È solo negli ultimi anni che gli scienziati hanno avuto gli strumenti per capire che era in corso un processo a lungo termine. E nonostante questo, mentre gli scienziati divulgano drammaticamente questa evidenza, i politici continuano a ignorare questo che non è già più un rischio ma un evento inevitabile, continuando in scelte sbagliate. Le persone spesso mi chiedono: qual è il problema più importante, quello a cui dobbiamo prestare più attenzione? La mia risposta è: cerchiamo di smettere di individuare il singolo e più importante problema. Esistono almeno una dozzina di grossi problemi (compresi quelli che ho citato all'inizio) che dobbiamo risolvere. Fallire nella risoluzione anche di uno solo di questi può portare a conseguenze disastrose.”

Le emergenze sociali e culturali che il XXI secolo ci mette di fronte costituisconoMantegazza altresì il terreno delle analisi di Raffaele Mantegazza professore associato di pedagogia presso la facoltà di Scienze dell’educazione all’università di Milano-Bicocca. Secondo Mantegazza, la storia, la politica e la teoria sono oggetti che la pedagogia e l'educazione contemporanee sembrano avere dimenticato, come buchi neri dai quali esse si tengono lontane con una sorta di panico.

Così insegnando storia con gli strumenti e i contenuti scolastici “canonici” e occultando la dimensione storica nell’insegnamento delle altre discipline, si educa, che si voglia o no, senza sviluppare presso chi impara la consapevolezza della storicità delle cose, delle azioni, delle scelte; senza svelare e valorizzare la valenza politica dell'educazione (e dell’insegnamento) e il suo fondarsi su una determinata concezione della società.

L'effetto di queste pratiche educative sono delle soggettività che vivono in un presente puntale e senza storia, alleggerite dalle eredità del passato e da ogni compito verso il futuro.

“ … il peso della storia monumentale e della storia antiquaria non si è mutato nel compito della storia critica, come voleva Nietzsche: semplicemente ci si è liberati dalla soma della storia tout court, …” . (pag.12)

Per Mantegazza però

“… vive nel presente solo chi se lo può permettere; per i due terzi dell’umanità il presente è morte per fame e per sete, per guerra e per terrorismo; per i due terzi dell’umanità la storia non è cancellabile semplicemente perché si ripete ogni giorno da millenni sotto la maschera della morte ingiusta”. . .  . La liquidazione della storia, l’oblio della dimensione storica è una scelta di classe, l’ultimo salto mortale della coscienza oppressiva del potente e del dominatore … . La storia si ripete ma si ripete ma non capìta; e proprio la rinuncia a farsi carico del suo peso per liberarsi finalmente dell’ingiustizia che essa porta con sé, è la migliore garanzia del suo ripetersi all’infinito”. (pag.14)

Quindi se i dominanti non vogliono pensare la storicità del mondo, se ai dominati non lo è concesso, il risultato è l’ipostatizzazione del presente.

“Oggi vivere nel presente significa permanere all’interno dell’incantesimo dell’eterno ritorno del sempreuguale (che ha nome sterminio e barbarie) e soprattutto precludersi una possibile strada verso il futuro; quello che l’uomo astorico del XXI secolo non capisce (o capisce fin troppo bene) è che la chiusura della strada alle sue spalle provoca un uguale sbarramento verso il domani. Con la storia si uccide anche il futuro”. (pag.15)

Le decise prese di posizioni di Mantegazza sono sostenute da un puntuale smontaggio di una situazione che apparentemente sembrerebbe invalidare la sua analisi: il successo della storia se guardiamo la sua appariscente presenza a livello di industria della cultura e di fabbrica del consenso (es.editoria di consumo, trasmissioni televisive) , nonché  l’intensità del suo uso pubblico (es. dibattito sulla Resistenza). In effetti gli esiti di questa presenza sarebbero “Esotismo di maniera” in un  caso, “appiattimento di tutti i protagonisti in una generica condanna della violenza” nell’altro e non coscienza storica.

“… è soprattutto la possibilità di dare un senso alla storia, di raccontarla a partire da un punto di vista orientato per uno scopo preciso e definito, ad essere attaccato negli esempi precedenti; e con essa viene liquidata la tradizione culturale e intellettuale che sta all’inizio di ogni storiografia … .

C’è allora una domanda interdetta nella cultura contemporanea. A essere bloccata non è tanto la narrazione della storia, che sopravvive come esercizio dotto o come prodotto consolatorio di intrattenimento per le masse, quanto piuttosto la domanda sul “perchè fare storia. … .

La storia di per sé non basta, la memoria deve essere orientata e deve esplicitare i fini e gli scopi ai quali si mira”. (pag.17-18)

“La domanda alla quale la passione per la storia deve rispondere riguarda il futuro dell’umanità: sarà mai possibile un mondo diverso da questo, un mondo migliore?”. (pag.21)

Una questione o, piuttosto, la questione che si pone, al di là del contributo di cui stiamo parlando,  se avvertiamo con Diamond e Mantegazza, sempre con maggior consapevolezza la possibile fine del futuro.

“La storia così come è stata fino a ora ha una possibile conclusione: l’autodistruzione del genere umano insieme al pianeta che lo ospita. … . (pag. 22)  

Un verso che può essere indirizzato diversamente.

“Contestare il verso della storia così come finora lo si è dipanato significa … , cercare altre soluzioni, altre storie. … . La storia attende ancora che il coraggio dell’uomo e della donna la desti dal suo sonno e ,narrandola a contropelo  e viaggiando contromano, la muti in cifra di un futuro felice”. (pag. 22)

Proprio per aver scrutato questo buco nero senza restarne affascinato, Mantegazza non si sottrae nella parte successivo del capitolo dedicato alla storia e nei successivi, dall’offrire il proprio contributo all’uscita dall’abisso.

Io però mi fermo qui, convinto della necessità di fare i conti con le questioni (provocazioni?)  sollevate da  questo libricino, da parte di chi, come noi, fa dell’ andare “oltre la solita storia” la prospettiva del proprio impegno culturale.

 

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