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Storia, musica leggera e canzone popolare

MARCO PERONI, IL NOSTRO CONCERTO. La storia contemporanea tra musica leggera e canzone popolare, Bruno Mondadori, Milano 2005, pp.182.

Recensione a cura di Maria Vincenza Matteucci

“Questo libro tenta di colmare un vuoto che si è venuto a creare all’interno delIl nostro concerto dibattito storiografico” .

Le prime parole dell’introduzione fanno da corona alla prima parte del testo, in cui  Marco Peroni analizza le ragioni per le quali la musica non è stata considerata all’interno della storiografia tradizionale, e, anche se sono in atto alcune esperienze all’interno delle scuole, manca ancora una riflessione che dia un contributo all’utilizzo della musica in modo scientifico.

La musica compare in molti libri di storia ma come contorno alla narrazione, da cui non dipende e dalla quale rimane staccata. E’ solo una “colonna sonora” degli avvenimenti del passato, confinata in un ruolo secondario.

Sulle cause di tale mancanza Peroni si interroga. In prima istanza, è la complessità del documento musicale, composto da un impianto musicale, da un testo, da una voce, dalle sonorità, dalla sua diffusione nella società, dall’equilibrio tra tutti questi fattori a presentarsi come problematica. In secondo luogo la difficoltà di tradurre in un testo scritto le informazioni che la musica può dare. Infine è l’imbarazzo degli storici nel misurarsi, sul piano scientifico, con quanto possa dirci, dal punto di vista storico, una canzone. Spostando l’attenzione sul periodo di cui si occupa il libro (la storia contemporanea)  afferma che la musica leggera è condizionata dalla sua connotazione ludica, che non permette l’utilizzo delle sue potenzialità informative. Gli storici sono diffidenti verso la musica, soprattutto perché ormai è il ruolo della cultura visiva nella costruzione della modernità occidentale che detiene il primato.

Le cause del mancato uso scientifico della musica portano quindi alla insufficienza dell’analisi di “una dimensione esistenziale della vita degli uomini e delle donne del nostro secolo”.

“Leggere storicamente una cultura musicale è un’operazione molto complessa”.

Con questa affermazione veniamo introdotti alla difficoltà del percorso di utilizzo della musica come fonte storica, a partire da una definizione del termine mentalità ripresa da Peppino Ortoleva: “visione più articolata e anche conflittuale delle attrezzature mentali dei diversi gruppi”. Quindi  si analizza la complessità delle canzoni, non specchio della realtà storica ma sue rappresentazioni, prodotte all’interno di una comunità che condivide, sì, un codice comune, ma all’interno della quale si sovrappongono e si scontrano modelli culturali diversi. Di conseguenza “la musica accoglie al suo interno quella sovrapposizione di modelli culturali che caratterizzano il contesto storico e le attrezzature mentali dei suoi autori e dei suoi ricettori”.

Ma quali strumenti possiamo utilizzare per estrapolare dai documenti sonori informazioni anche non direttamente comunicate dagli autori?

A questa domanda l’autore  cerca di rispondere nella seconda parte del libro, dove analizza il rapporto tra musica e storia, per portare il lettore a riconoscere alla musica, leggera e popolare, un ruolo decisivo all’interno di più ampi processi culturali.

Riflette quindi sul rapporto pubblico/privato su cui incide la nascita del disco, che intercetta e alimenta le trasformazioni della società contemporanea e costituisce lo strumento attraverso il quale si realizza l’accesso alle masse dell’individualità. Infatti, penetra nel privato, aderisce alla soggettività di ognuno, influenzato dalle sensibilità individuali e dalla condizione sociale di chi l’ascolta. In questo modo si intrecciano identità e memoria e la ricerca storica non può ignorare l’azione della musica sulla storia dei popoli.

Marco peroni esamina in particolare il periodo che segue l’immobilismo degli anni 50 e, attraverso l’analisi di alcuni testi delle canzoni del gruppo musicale “Cantacronache” (Per i morti di Reggio Emilia), di Luigi Tenco (Io si), dei cantautori in generale, del fenomeno del rock‘n’roll.. e il modo di abbigliarsi e presentarsi in pubblico dei cantanti, approfondisce il periodo successivo alla ricostruzione attraversando fatti storici:

  • la nascita del governo di centro — destra;
  • il congresso di Genova del partito neofascista che portò a uno sciopero generale e a scontri che si propagarono in tutta Italia allo scopo di impedirne la realizzazione, cosa che avvenne;
  • gli scontri di Torino;
  • l’emancipazione dei costumi sessuali;
  • la nascita della coscienza politica nei giovani;
  • ●   le lotte operaie.

“Tutte le tracce sonore raccontano una storia”.

Con questa affermazione l’autore invoca un uso attento della musica nella ricostruzione storica. Attraverso l’analisi dei testi “Canzone triste”  dei “Cantacronache” (che descrive la vita di due giovani sposi a Torino attraverso un andamento musicale narrativo e descrittivo) e “Con te sulla spiaggia” di Nico Fidenco (che, soprattutto nel ritornello, mostra il contrasto tra vecchi e nuovi modelli culturali), delinea il percorso metodologico per l’analisi del periodo a cavallo tra gli anni ‘50 e ’60, fornendo validi suggerimenti e spunti didattici.

“Interrogare storicamente la cultura musicale di una collettività in un dato periodo significa molto di più che concedersi un viaggio nella memoria: adeguatamente sollecitata dalle nostre domande, questo tipo di fonte ci mette in contatto con l’identità profonda di quella collettività, la sovrapposizione di modelli culturali diversi, la tensione tra quelli vecchi e quelli nuovi”.

E così , nell’ultima parte del testo, ci viene fornito un metodo di lettura storica della musica, che parte dalla scelta del periodo storico e dai criteri di selezione delle fonti, attraversa il dilemma delle domande, valutazioni e comparazioni, a cui sottoporre le fonti musicali, e ci si mette in guardia, nella fase finale, dai pericoli che l’analisi storica delle canzoni presenta.

Il tutto attraverso l’indagine sui cantanti (Endrigo, Celentano, Lauzi, Paoli, Tenco, Pat Boone, Bobby Solo, Little Tony..) e sul loro ruolo, attraverso l’analisi di strofe dei testi delle canzoni relative al periodo 1955/1965 e alla tematica “Il cambiamento della morale sessuale nel corso del decennio”.

Suggestioni utili alla costruzione del processo di trasformazione relativo alla tematica affrontata, ci vengono offerte attraverso l’analisi della canzone italiana, ben suggellata dalla manifestazione di Sanremo, e dell’impatto con la canzone italo-americana (“Esagerata”, di Neil Sedaka) , che porta a una specie di “compromesso storico canoro” (si pensi alle canzoni cantate da Dallara, Villa, Latilla, Cinquetti.. i versi sono tradizionali ma la veste sonora è più moderna). A fianco di tutto questo la canzone definita “impegnata”, nell’ esempio “Teresa” di  Sergio Endrigo , in cui la donna del testo è una donna “vera”, “nuova” e sprigiona sessualità. Di contro la manifestazione ufficiale della canzone contrappone testi come quello cantato da Gigliola Cinguetti, “Non ho l’età”, in linea con la morale del periodo.

Di fronte a tale situazione l’autore invita ad analizzare i risultati delle vendite della Rca, da cui chiaramente si evince la superiorità delle vendite dei cantautori e conclude, quindi, che “le canzoni non raccontano il reale ma i frammenti di reale che il pubblico accetta e riconosce”.

L’appendice del libro contiene un articolo di Gioacchino Lanotte “Un boom al vinile sotto la torre” in cui egli traccia, in modo sintetico, il percorso atto a descrivere Torino nel periodo che va dalla modernizzazione industriale al boom economico. L’autore propone di utilizzare le musiche dei “Cantacronache”, di Fred Buscaglione e Leo Chiosso, approfondendo il ruolo di questi ultimi, all’interno del panorama artistico nazionale, e analizzando i testi “Che bambola!” e “Porfirio Villarosa”, dove si legge chiaramente il paesaggio creativo, continuamente fluttuante tra fantasia e realtà, creato dai due autori.

Il libro vuole inserirsi nel dibattito storiografico per sopperire alla mancanza di una metodologia storica nell’uso della musica. Risulta però molto utile anche nella normale prassi didattica. In tutto il testo sono, infatti, presenti riferimenti pratici agli strumenti da utilizzare per descrivere la società degli anni che seguono il periodo della ricostruzione, con una selezione di brani di cui ci possiamo servire per la costruzione del quadro di civiltà di quel periodo, anche grazie all’analisi dei contenuti delle canzoni e del contesto storico e sociale in cui sono inserite.

Molto utile anche nella didattica della storia per la scuola di secondo grado, sia primaria che secondaria, per la completa illustrazione della trasformazione dei costumi sessuali e per l’analisi dei problemi dell’epoca che si leggono nel capitolo “L’analisi di una canzone, un documento stratificato” (pp.117-149).

Luglio 2006

Clio '92 - Associazione di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia - Redazione
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