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Il museo come scuola

PATRIZIA DE SOCI0, CHIARA PIVA, (A cura di) IL MUSEO COME SCUOLA. Didattica e patrimonio culturale., Carocci, Milano 2005.

Recensione a cura di Letizia Franceschetti (Giugno 2006) Il museo come scuola

“Vorremmo dimostrare che fare scuola al museo si può, sempre e comunque, perché la scuola e il museo sono fatti di cose, intenti, programmi, persone che comunicano attraverso il dialogo, quello tra istituzioni e quello tra singoli individui. E non c’è circostanza in cui non si possa trovare un punto d’incontro sul come costruire un progetto didattico” (p. 10). Questa la dichiarazione di intenti delle due autrici di questo piccolo ed agile volume, Il museo come scuola. Didattica e patrimonio culturale, edito dalla Carocci, dedicato alla didattica nel museo.

P. De Soci, insegnante di storia dell’arte, e C. Piva, ideatrice di laboratori per bambini nei musei, lasciata da parte la teoria della didattica dell’arte, si preoccupano di presentare “modelli operativi pensati per risolvere problemi legati alla specificità del tema” (p. 8).

Il testo infatti, si propone come uno strumento pratico per gli insegnanti della scuola primaria che vogliono intraprendere un’esperienza didattica in un museo. Le attività scelte “forniscono al docente indicazioni su come avvicinare i bambini alle opere, su come guardarle anche attraverso il gioco, suggerimenti per facilitare l’approccio e trasformarlo in un momento di gioia e di piacere” (p. 10). Quattro sono le tipologie di museo scelte: un museo archeologico, un museo d’arte medievale, uno d’arte moderna e uno d’arte contemporanea. “All’interno di ciascuna tipologia di museo l’insegnante ritroverà uno schema di analisi fisso suddiviso in quattro temi con informazioni e attività: la storia del museo, uno sguardo d’insieme alla collezione, l’analisi di un’opera d’arte, un percorso interdisciplinare” (p. 10). Le attività sono corredate da materiale on line — segnalato nel libro da una manina posta a margine della pagina e facilmente scaricabile dal sito di riferimento — che arricchisce o completa gli esempi trattati.

Oltre alle attività legate agli oggetti musealizzati, le autrici suggeriscono di utilizzare didatticamente anche la struttura che li ospita, poiché essa è in grado di fornire risorse “trasversali” che riguardano in particolare l’organizzazione delle attività al suo interno. Dietro le opere esposte c’è un’équipe di esperti che con il proprio lavoro, di studio e conservazione, consentono la tutela del patrimonio. “La formazione del pensiero civico del bambino in termini di tutela, conservazione e salvaguardia deve avvenire [...] anche tramite la conoscenza semplificata dei contesti operativi e normativi fondanti il sistema museale” (p. 55). È opportuno allora dare informazione “sullo status del museo, sui suoi compiti, sulle sue norme o sulle figure professionali che vi lavorano” per costruire nel bambino “una visione d’insieme del luogo in cui lo si conduce, probabilmente più persistente e formativa” (p. 54). A tale scopo all’interno del testo vi sono dei paragrafi di presentazione del museo nelle sue figure professionali e nelle sue funzioni, ma anche informazioni essenziali su tipologie museali, terminologie, strumenti legislativi.

Nella prima parte del libro, dopo una breve esposizione sulla storia del museo, vengono fornite   alcune indicazioni utili, e mai superflue, sulla normativa presente. Vengono ricordati gli interventi determinanti per il riassetto complessivo di tutta l’amministrazione del patrimonio culturale italiano, ma anche per una collaborazione proficua tra enti museali e istituti scolastici. Si ricordano la Raccomandazione europea, che fornisce un quadro di riferimento metodologico per la pedagogia del patrimonio, e la definizione di museo data dall’ICOM. Ma il museo oltre ad essere “un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca, comunica ed espone per scopi di studio, educazione e diletto, le testimonianze materiali dell’uomo e del suo contesto” (p. 33) è anche quel luogo di stupore e meraviglia che ogni volta ci regala nuove emozioni.

 

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