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Donne in oggetto

GIOVANNI DE LUNA, DONNE IN OGGETTO. L’ANTIFASCISMO NELLA SOCIETÀ ITALIANA 1922-1939, BOLLATI BORINGHIERI, TORINO, 1995, PP. 435

di

Vincenzo Guanci

“Le ‘donne in oggetto’ del titolo sono tutte quelle inquisite, denunciate, arrestate,Donne in oggetto. L'antifascismo nella società italiana. 1922-1939 processate, incarcerate durante il fascismo e per qualsiasi motivo finite davanti al Tribunale Speciale. Fascicoli processuali e documenti di polizia, infatti, con burocratica glacialità recitavano nella loro intestazione ‘l’imputata in oggetto’ ‘la detenuta in oggetto’, annegando sotto il peso di quella formula impersonale, reificata, disumanizzata una folla di personaggi e di percorsi biografici, un intero mondo di affetti, di speranze, di progetti.”

Tra il 1926 e il 1943 furono deferiti al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato 15.806 persone, di cui 748 donne; 12.330, tra cui 145 donne, furono inviati al confino. 160.000 persone furono “ammonite” o sottoposte a “vigilanza speciale”.  Le carte del Tribunale sono, perciò, tante e costituiscono una fonte importante di documentazione dell’opposizione al fascismo: oltre ventimila fascicoli di antifascisti deferiti, con verbali di interrogatori, materiale sequestrato durante le perquisizioni, sentenze, ecc.

G. De Luna non utilizza queste fonti per una ricostruzione della dimensione quantitativa dell’antifascismo, quanto, invece, per una ricostruzione qualitativa, ottenuta disaggregando le cifre e, soprattutto, cercando di trarre dai documenti le informazioni per ricostruire un pezzo di società italiana, quella antifascista negli anni Venti e Trenta.

Egli lavora molto sulla categoria dell’ antifascismo esistenziale concepito come qualcosa di diverso dall’antifascismo politico. Dai documenti del Tribunale Speciale riscostruisce delle storie di vita dalle quali emerge come la scelta antifascista non sia in prima battuta una scelta di natura politica, ma, al contrario, appare “come la sanzione politica di una diversa visione del mondo che nasceva già all’interno della propria dimensione esistenziale”; affiora, insomma, “un’altra Italia, guardata con sospetto, con diffidenza, ma in qualche caso anche con ammirazione, da poliziotti e magistrati che ne leggevano benissimo il profilo politico ma che non riuscivano a capire perché un così gran numero di uomini e donne affrontassero lunghi anni di galera pur di non rassegnarsi al conformismo e all’opportunismo della maggioranza”.

Il libro è diviso in due parti. La seconda parte contiene, appunto, quattro storie esemplari di questo mondo. Protagoniste sono sei donne. Ogni storia è originale pur nel panorama omogeneo di vite stroncate, torturate, incarcerate e umiliate dalla dittatura fascista. Ogni vita viene descritta e narrata come un mondo di fatti e sentimenti, nel suo intreccio di relazioni. Le carte del Tribunale Speciale si incontrano e si confrontano con i documenti del Partito Comunista, con le lettere di fratelli, fidanzati  e mariti; o, come nel caso di Tina Pizzardo, con un importante testo letterario: il diario di Cesare Pavese, Il mestiere di vivere , nel quale lei veniva indicata come “la donna dalla voce roca”.

Ne viene fuori una breve raccolta di “storie di vita” molto interessante che fornisce concretezza alla prima parte del libro, che è un illuminante saggio di storia sociale. Leggere “Le storie”, come De Luna intitola la seconda parte,  dopo “La storia” , titolo della prima parte, è come vedere un film storico ambientato in un passato che si conosce bene. La cosa è molto interessante e stimolante per noi insegnanti di storia: vengono subito in mente attività didattiche di laboratorio con fonti letterarie o cinematografiche! La prima parte, infatti, costituisce l’indispensabile “contesto” per comprendere e dare senso alle storie della seconda parte. In 238 pagine, 8 capitoli e un “epilogo”, G. De Luna disegna un quadro della società italiana in epoca fascista, con una attenzione dichiarata alla società clandestina antifascista e, al suo interno, all’universo femminile. Per un’indicazione tematica meno generica riportiamo i titoli dei nove capitoli:

  • il fascismo
  • l’antifascismo organizzato: linee politiche, modelli cospirativi e intervento sul campo
  • le donne e la politica
  • gli antifascisti
  • il carcere e il confino
  • la famiglia
  • l’amore
  • le culture.

Sostanzialmente De Luna con questo libro restituisce alle donne “in oggetto” del Tribunale Speciale un volto, un corpo, un’anima; ne fa delle persone in carne ed ossa, mostrandoci la fotografia di un mondo poco conosciuto (e poco indagato): l’antifascismo nell’Italia fascista, visto dalla parte degli “attori non protagonisti”, come si direbbe in linguaggio cinematografico, anzi, per la precisione, delle “attrici non protagoniste”. Non troviamo, se non talvolta in lontananza sullo sfondo, i leaders - peraltro quasi tutti maschi, tranne poche eccezioni di donne “rivoluzionarie di professione” -, dei partiti antifascisti, e neanche i semplici militanti,  ma le loro mogli, fidanzate, sorelle, madri. E vediamo come e perché hanno scelto una vita controcorrente, di opposizione, patendo le forme, crudeli, della repressione. E scopriamo come spesso ci sia un uomo a svolgere un ruolo come di “mediatore” affettivo e culturale tra la società conformista generale e quella clandestina dell’antifascismo. Ci affacciamo, insomma, su un mondo di persone straordinarie, chiamate ad esser tali in tempi che pure apparivano alla stragrande maggioranza degli italiani del tutto ordinari.

Come scrive lo stesso De Luna nella prefazione:

“E’ una storia complessa quella delle donne antifasciste e quella dell’antifascismo esistenziale, una storia che in certi passaggi sembra sfuggire alla comprensione che scaturisce dai consueti impianti di ricerca, dall’uso degli attrezzi che appartengono al tradizionale laboratorio dello storico: il confronto con la bibliografia, la ricognizione delle fonti  (...), il ricorso alle testimonianze. Per penetrare i contorni reali di uomini e donne le cui scelte di vita non si lasciarono imprigionare esclusivamente nel mondo della politica, è stato necessario, così, rompere le rigidità che segnano il racconto ‘della storia di tutti’, animando quello scenario di figure in carne e ossa, andando a scoprire nella dinamicità e nella drammaticità dei singoli destini individuali la conferma dei presupposti interpretativi fissati nel descivere la dimensione collettiva dell’esperienza esistenziale dell’antifascismo.”

 

 

 

 

 

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