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L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia

Giovanni De Luna, Gabriele D'Autilia, Luca Criscenti (A cura di), L'ITALIA DEL NOVECENTO. LE FOTOGRAFIE E LA STORIA. IL POTERE DA GIOLITTI A MUSSOLINI. Volume 1. Primo tomo, Einaudi, Torino  2005   

Giovanni De Luna, Gabriele D'Autilia, Luca Criscenti (A cura di), L'ITALIA DEL NOVECENTO. LE FOTOGRAFIE E LA STORIA. IL POTERE DA DE GASPERI A BERLUSCONI(1945-2000),   Volume 1. Secondo tomo Einaudi, Torino  2005

A cura di

Giulio Ghidotti

L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storiaDopo un’appassionata riflessione sul mestiere e sugli strumenti degli storici della contemporaneità , (La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo, Milano, Bruno Mondadori, 2004) Giovanni De Luna ha arricchito, nel corso dell’anno appena concluso, la propria ricca produzione di storico, saggista ed editorialista, curando per le Grandi Opere Einaudi, in collaborazione con Gabriele D’Autilia e Luca Criscenti, l’uscita dei primi due tomi di un’opera a più volumi de  “L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia”.

Si tratta di un progetto culturale ed editoriale che propone non tanto una storia perL'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia immagini del nostro paese, bensì una storia delle immagini concepite  come agenti di storia, come fonte per la conoscenza storica, come strumento per raccontare la storia, in un intreccio a più livelli, intreccio esplicitato dallo stesso De Luna nella Prefazione all’opera.

“E’ così, ad esempio, per la celebre foto della bambina vietnamita colpita dal napalm. Come agente di storia quella foto scatenò un turbine di passioni, orientò le scelte politiche e i comportamenti collettivi di un’intera generazione; come fonte per la conoscenza storica ci restituisce un momento cruciale  del carattere di “guerra ai civili” assunto dalle guerre totali del Novecento; come strumento per raccontare la storia ricostruisce una sequenza importante di un percorso in cui collega il prima (i processi di decisione che indussero i militari americani a impiegare il napalm) e il dopo (l’inutilità di quella decisione ai fini di una guerra ormai perduta), avvicinandosi anche a quello che c’è sotto (la sorte dei civili in guerra, l’inerme disperazione dell’infanzia, lo sconvolgimento del paesaggio). Veramente così la fotografia sembra in grado di raccontare la storia “latente”, tutto quello che gli esseri umani provano, senza sapere che i loro dolori, il loro lavoro e il loro riposo “sono storia”.

A tenere insieme tutti e tre gli aspetti è lo sguardo, meglio l’intreccio tra due sguardi: quello maccanico e “oggettivo” imprigionato nell’obbiettivo e quello umano e grondante di soggettività del fotografo. … . E saranno questi sguardi a raccontarci uno degli aspetti più controversi e sfuggenti della storia dell’Italia del Novecento, quello dei progetti di identità nazionale che si sono intrecciati e avvicendati lungo tutto il secolo”.

Il primo tomo, Il potere da Giolitti a Mussolini (1900-1945)del giugno 2005, con i contributi di A.Gibelli (Un'epoca di transizione. Dall'età liberale alla società di massa e La nazione in armi. Grande Guerra e organizzazione del consenso) di L.Perrone (Squadristi in posa. Il caso del fascismo torinese (1920-25), analizza lo “sguardo istituzionale”, cioè le modalità di costruzione dell’immagine del cittadino e del paese secondo i dettami di un  potereche si autorappresenta: esamina in particolare, il rapporto tra l'organizzazione dello spazio pubblico e il potere durante il fascismo.

Un rapporto che per De Luna “… è strettissimo durante il fascismo ma persiste anche nell'Italia repubblicana (fino agli anni Settanta, almeno).

L’opera, frutto della collaborazione tra la casa editrice e l’Archivio fotografico dell’Istituto Luce, evidenzia il ruolo fondamentale questo Istituto ha avuto sia nella costruzione, sia nella documentazione dello“sguardo”  dall’alto di cui si è detto, come si evince dai contributi di G.D'Autilia (Il fascismo senza passione. L'Istituto Luce), di S.Luzzatto ("Niente tubi di stufa sulla testa". L'autoritratto del fascismo), e di L.Ellena  (Rifare gli italiani. Spazi, appartenenze e identità nello sguardo del Luce) e di L.Criscenti (La memoria in archivio. I fondi fotografi dell'Istituto Luce).

Così De Luna sul ruolo dell’Archivio Luce :

“Le foto del Luce, in particolare documentano la rappresentazione di questo rapporto attraverso gli eventi, la monumentalizzazione dei luoghi, la simbologia, ma anche e soprattutto attraverso la «fisicità» della politica, la dimensione che i «corpi» hanno assunto nella politica massificata del '900 italiano (dalla «rarefazione» giolittiana e democristiana alla «pienezza» di Mussolini e del fascismo).

«Fisicità» della politica che sembra prolungare in Italia il Novecento ben oltre il “Secolo breve”, se oggi ultima domenica di gennaio 2006, mentre sto stendendo queste note, su La Repubblica in un editoriale a firma di Eugenio Scalfari titolato “Su tutti gli schermi il corpo del re” si dice delle apparizioni televisive di Berlusconi:

“ … ma il vero e sostanziale contenuto di quella presenza è l'esibizione del corpo del Re. Quel corpo trasuda energia, ottimismo, capacità taumaturgiche, muscolatura mentale, umori, buona fortuna, sicurezza. E anche odio per il nemico e sopportazione paziente degli alleati, disprezzo per le regole, noncuranza per le opinioni altrui. Logorrea. Luoghi comuni. Barzellette grevi. Sessuologia da taverna. Megalomania”.

Il secondo tomo del primo volume, Il potere da De Gasperi a Berlusconi (1945-2000), uscito a fine 2005, conclude invece l’analisi del rapporto tra l'organizzazione dello spazio pubblico e il potere cogliendo tale relazione nella seconda metà del ‘900 italiano coni contributi di A.Ventrone (Tra continuità e rottura. La scoperta dell'Italia «reale»), di G.Gozzini (Spazio pubblico e ritualità civile nell'Italia repubblicana), di S.Lupo (La rivista «Italia». Lo sguardo del governo), di B. Gariglio (I mediatori. La rappresentazione della Democrazia cristiana), di A.Agosti (I militanti. L'album fotografico dei comunisti italiani), di L.Criscenti (Partito di lotta e di governo. L'immagine dei socialisti), di G.D'Autilia (Perbenismo e ribellismo. I due volti del Movimento sociale italiano), dello stesso G.De Luna (Spontaneità e organizzazione. L'immagine dei «movimenti» e Tra propaganda e marketing. La politica della Seconda Repubblica) e di A.Giovagnoli (Potere e società civile. La Chiesa in Italia).

Diversi saranno invece gli “sguardi” che coglieranno l’Italia del Novecento in La società in posa e in Gli album di famiglia, i due volumi che, con la loro prossima uscita, completeranno l’opera :

“ … ; il secondo volume (La società in posa) è fondato sulla produzione dei fotografi italiani del Novecento, grandi e meno grandi, riproducendone la «professionalità» (anche qualitativa) dello sguardo; il terzo (Gli album di famiglia), infine, si affida alla documentazione che viene dai fotografi privati, per restituirci compiutamente lo sguardo dal basso.

La peculiarità della proposta, che la distingue da analoghe iniziative editoriali, anche della stessa Einaudi (Storia d’Italia.Annali.L’immagine fotografiche), che esplorano e usano il rapporto tra fotografia e storia, è costituita dal rapporto testo/immagine come precisato da De Luna.

“Non è una «storia fotografica» tradizionale. In L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia il rapporto testo/immagine appare capovolto: non più le immagini a illustrare il testo, ma c’è il testo che assume un ruolo ancillare rispetto alle immagini. Di solito non è così. Le fotografie sono chiamate a «illustrare» un discorso storico gà impostato su fonti scritte, nel tentativo di renderlo gradevole, emotivamemte più coinvolgente. Si tratta di «far vedere» quello che viene raccontato con la scrittura … “

Al contrario, in questo caso, le fotografie non illustrano un discorso storico già impostato su documenti scritti, ma diventano uno strumento autonomo del raccontare: un ruolo strategico delle immagini che si traduce così in uno specifico e originale modello narrativo. Infatti mentre in un andamento narrativo ordinato in senso cronologico, l’apparato iconografico viene ad assumere, quasi per inerzia, il ruolo di “illustrazione a sostegno” di un discorso storico già impostato, invece, una volta assunte le immagini come elemento portante della comunicazione, quell’ordinamento viene necessariamente scardinato, sbriciolando la scansione puramente cronologico-lineare del testo.

“Non un racconto in ordine cronologico dunque, ma la collocazione dei tre volumi in tre spazi diversi: quello pubblico/istituzionale; quello relativo alla zona di confine e di contatto tra la dimensione privata e quella pubblica; e infine quello recintato esclusivamente dalla sfera privata.

Dall’incrocio di questi sguardi per De Luna emerge

“ … una storia italiana in cui la complementarità tra locale, regionale e nazionale rappresenta la soluzione adottata, autonomamente dal basso, per sopperire alle carenze dell'"artificialismo" statuale; queste identità locali sono infatti sopravvissute con spontanea vitalità, non ponendosi in alternativa allo Stato unitario ma semmai sottolineando i limiti nella capacità di attivare un efficace processo di integrazione."

Ed un presente in cui

“ … a costruire l’identità nazionale sono soprattutto il mercato ed il sistema dei media … .

E’ affiorata una sorta di nuova antropologia degli italiani, definita intorno alle categorie del mercato, della produzione e dello sviluppo economico, destinata a travolgere la dimensione novecentesca, bruciando in un enorme falò tutte le vecchie identità e appartenenze … .

Uno sforzo di vasto respiro culturale e “civile”, dalle solide fondamenta scientifiche quella curata da De Luna, che richiede impegno e applicazione anche al lettore, ma un’opera sicuramente stimolante per gli/le insegnanti, soprattutto per gli amici e le amiche di Clio, forse proprio perché propone “modelli” e “formati” di conoscenza inusuali, “oltre la solita storia”.

 

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