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Passione e ragione nel mestiere dello storico

Giovanni De Luna, LA PASSIONE E LA RAGIONE. IL MESTIERE DELLO STORICO CONTEMPORANEO, Milano, Bruno Mondadori, 2004, pp.259

A cura di Gliulio Ghidotti  La passione e la ragione

A tre anni dalla sua prima uscita nella collana “NUOVI ORCHI” della Nuova Italia, la casa editrice Bruno Mondadori ha riproposto nella collana “LE SCENA DEL TEMPO” il volume di Giovanni De Luna, “La passione e la ragione”.

Con qualche risistemazione dei materiali ed alcune integrazioni con nuovi contributi, la  riedizione presenta la medesima articolazione della precedente. Utilizzando una struttura sistematica, come quella dei manuali ma senza "l'asettica ““imperturbabilità”“ della sintesi compilativa" che spesso li caratterizza, De Luna nel suo libro comincia il suo lavoro col definire l'oggetto della storia contemporanea (Il Novecento e le sue definizioni); poi passa ad analizzare sia le figure degli storici nelle loro soggettività e nelle loro opzioni affettivo-cognitive nei confronti del passato, sia l'uso pubblico delle loro conoscenze (Gli storici della contemporaneità, L'uso pubblico della storia); quindi prende in considerazione le fonti e i metodi di costruzione delle conoscenze della storia contemporanea (Le fonti, I corpi del Novecento, La critica delle fonti, Telefoni, radio e campi di concentramento). Infine sviluppa una rassegna analitica delle modalità attraverso cui le conoscenze prodotte vengono veicolate dai diversi media in contesti scolastici e non (I racconti della storia).

E’ un’opera di grande respiro quindi, in cui l’autore riprende, integra e sistematizza  temi  che sono già stati motivo di sue riflessioni ed oggetto di suoi studi , come ne L'occhio e l'orecchio dello storico. Le fonti audiovisive nella ricerca e nella didattica della storia (1993),  in cui De Luna tratta del nuovo ruolo dei media nell'uso pubblico della storia, ponendoli già "dentro" lo statuto scientifico della ricerca ed evidenziando la loro funzione cruciale: quella cioè  di aver reso possibile  risultati storiografici di rilievo ed impensabili senza il loro impiego. O come nel testo Insegnare gli ultimi 50 anni. Riflessioni su identità e metodi della storia contemporanea (1992) - da lui curato -  dove, invece, l'attenzione è posta più sulla scuola e sulla didattica da adottare alla luce dell'importanza ormai assunta dai mezzi di comunicazione di massa.

De Luna con questo lavoro affronta in modo esplicito i segnali di disagio e di inquietudine che provengono dagli storici della contemporaneità alle prese con una serie di sfide disorientanti su molteplici piani. Su quello della funzione formativa, la sfida è quella del riordino dei cicli e dei programmi, della riforma dell'Università nonché la questione dell'efficacia della trasmissione della conoscenza; su quello più propriamente epistemologico il nodo cruciale è il confronto con i media, con la rete e soprattutto con il progressivo diffondersi di "un senso comune storiografico che si nutre del rifiuto netto della complessità dell'argomentazione e del discorso storico, scegliendo le strade più comode e agevoli della semplificazione estrema, appiattite sugli stereotipi delle vulgate".

Infatti per De Luna, senso comune storiografico e uso disinvolto dei media si combinano sul piano dell'uso pubblico della storia, nella sfida più complessiva portata dai cosiddetti "storici della gente" in vista di espliciti progetti politico-culturali ed economici improntati "alla sostituzione del paradigma culturale su cui si era fondata la prima repubblica".

"E' un percorso in cui l'insofferenza per le ‘minoranze eroiche’ si intreccia con l'aspirazione costante, ribadita con forza dall'ultimo De Felice, a farsi ‘storici della gente’, identificando i propri nemici in un ceto intellettuale che ha coniugato ‘l'autocommiserazione con la denigrazione di un popolo che non conosce o al quale attribuisce i tratti più adatti a marcare la propria differenze«’".

Questi "storici della gente" (in gran parte dei casi con editoriali sui maggiori quotidiani nazionali) "tendono oggi a parlare in nome di questo “popolo”, assecondandone umori, comportamenti, pulsioni. E' un intento che affiora nei loro stessi percorsi metodologici segnati dall'eliminazione di ogni filtro teorico, dall'assunzione acritica dell'autorappresentazione intenzionale che segna le testimonianze su cui lavorano, da una storia che spesso è scritta a “ livello delle fonti”, come pura parafrasi dei documenti. Non più quindi lo storico che si identifica in una “scuola”, in un partito, ma lo storico che - attraverso i giornali - si rivolge direttamente “alla gente”, senza mediazioni, in un rapporto diretto che scavalca tutte le articolazioni e le complessità di un progetto intellettuale".

"La passione e la ragione" affronta dunque l'insieme di queste problematiche nel tentativo di delineare una risposta che riqualifichi e irrobustisca il mestiere e la funzione culturale degli storici della contemporaneità.

Gran parte del volume non a caso è dedicato alle fonti e alla metodologia del loro uso nella costruzione delle conoscenze della storia contemporanea. Infatti secondo De Luna per competere con lo"storico della gente" nell'arena dell'uso pubblico della storia, lo storico della contemporaneità deve aver chiaro che "la strada con cui può riaffermare la propria diversità - se non la propria superiorità intellettuale - è ancora una volta quella del ritorno alle fonti, con l'accentuazione del ruolo strategico delle “prove” e ribadendo il nocciolo razionale della sua narrazione".

Indicando questa prospettiva De Luna assume e rilancia in modo esplicito tutti i discorsi sul rinnovamento del concetto di fonte che sono stati elaborati negli ultimi decenni in campo storiografico: "Per lo storico, come i “fatti”, anche le sue fonti scaturiscono direttamente dalle domande e dalle inquietudini del suo tempo, sollecitando la responsabilità soggettiva non solo nella loro “scelta”, ma direttamente nella loro “creazione epistemologica".

Sul piano epistemologico si tratta quindi di un orientamento costruzionista, alternativo a quello riduzionista del populismo storiografico praticato dagli "storici della gente". Orientamento costruzionista che si ritrova lungo tutto l'arco del libro, anche nelle pagine apparentemente più tecniche, arricchendole costantemente di una tensione "etica e civile" oltre che "intellettuale".

Si tratta di una impostazione che per De Luna implica  per gli storici della contemporaneità la necessità dello svelamento della propria soggettività e della propria parzialità come elemento qualificante nella costruzione delle conoscenze.

Così infatti l'autore conclude:"Riferendosi a Blow up e al suo montaggio, Revel invita gli storici a non aver fretta di fornire i risultati del loro lavoro, ma piuttosto a render conto passo per passo di come costruiscono la loro interpretazione e il loro racconto: è la tecnica dei migliori romanzi gialli; prima ci disorientano e ci sgomentano, poi ci guidano nell'intricata rete delle tracce, fino alla conclusione e alla spiegazione".

Gennaio 2006

Clio '92 - Associazione di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia - Redazione
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