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Un archivio di fonti di memoria

UN ARCHIVIO DI FONTI DI MEMORIA TRA SCUOLA E TERRITORIO

IL LABORATORIO DI STORIA DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “F. MARRO” DI VILLAR PEROSA (TO)

di Loredana Prot

“Dimenticare vuol dire
uccidere il passato
e ipotecare il futuro”



PREMESSA

Il progetto nasce all’interno dell’Istituto Comprensivo “F. Marro” di Villar Perosa (TO) che raccoglie l'utenza di sei comuni dislocati nella Valle Chisone. Nella maggior parte dei casi si tratta di paesi di alta montagna dove, attorno ad una borgata capoluogo in cui sono concentrati i servizi, sono disposte parecchie altre borgate con insediamenti di poche unità familiari (a volte anche una sola), sovente molto distanti tra loro e disperse sull vasto territorio montano.
La condizione di perifericità rispetto ai centri culturali di maggiore rilevanza assegna alla scuola, oltre al ruolo istituzionale, compiti differenziati di compensazione di carenze strutturali del territorio. Per cui risulta motivata la necessità di potenziare ed arricchire il ventaglio di proposte ed occasioni formative e culturali che essa è in grado di offrire, aprendosi all’innovazione, costruendo reti di collaborazione e comunicazione per una coerente e significativa azione di promozione sociale, di lotta all'emarginazione, di intervento sullo svantaggio, di recupero, integrazione e valorizzazione dell'esistente.
Il progetto “Un archivio storico di fonti di memoria tra scuola e territorio” centra infatti la sua valenza sull’interazione tra scuola e territorio. Si pone come momento di apertura a nuove didattiche e di messa in rete di risorse.
E’ stato avviato nell’anno scolastico 1998 — 1999, ne è responsabile l’insegnante Loredana Prot che è distaccata sul laboratorio e collabora con una ventina di insegnanti di scuola elementare e media coinvolti direttamente con le classi o indirettamente attraverso attività di progettazione e di aggiornamento.

GLI OBIETTIVI DEL PROGETTO

Il progetto nasce dall’idea di una scuola aperta e attenta, innanzitutto alle esigenze degli studenti, alle risorse e agli stimoli che le provengono dal territorio in cui è collocata.
Nel corso dell’esperienza si sono andati definendo meglio gli obiettivi generali del progetto che possono essere così riassunti:

Trasformare la scuola in centro di costruzione oltre che di fruizione di cultura.
Costruire i concetti e le abilità di base per un approccio alla storia corretto e motivato.
Collaborare alla creazione di atteggiamenti di rispetto e valorizzazione del proprio territorio.
Concorrere al recupero della memoria storica di un territorio.

Attorno a questi obiettivi si è sviluppata l’attività del laboratorio: da una parte si è cercato di portare avanti la complessità organizzativa progettata e nello stesso tempo sono state messe in atto strategie volte a circoscrivere alcune problematiche di diverso spessore. Su di esse si sono concentrare osservazioni, studi e sperimentazioni.
Il secondo punto ne comprende uno altrettanto importante, ossia il recupero e la valorizzazione della storia locale, promuovendo il suo inserimento all’interno di percorsi didattici, quale facilitatore di apprendimenti. La sfida che si è colta nell’allestimento del laboratorio è stata proprio quella di ricercare e sperimentare percorsi didattici coinvolgenti per tutti sul piano conoscitivo e della motivazione.
In tal modo la scuola si trasforma da semplice fruitore di cultura a sede di costruzione della cultura stessa e i suoi prodotti, che partono dal territorio, hanno la possibilità di ricollocarsi in esso, ad esempio attraverso una collaborazione volta all’allestimento di percorsi ecomuseali.
Gli studenti coinvolti sono guidati alla strutturazione consapevole di un orizzonte temporale ricco e ampliabile al di fuori delle mura scolastiche.
Attraverso la produzione di conoscenza vengono incentivati atteggiamenti di rispetto e valorizzazione del proprio ambiente di vita.

LE MOTIVAZIONI

MOTIVAZIONI DIDATTICO-METODOLOGICHE

COSTRUZIONE DI COMPETENZE IN CAMPO STORICO
Un gruppo di insegnanti di scuola elementare aveva avuto modo di approfondire le tematiche legate all’insegnamento della storia, secondo quanto previsto dai Programmi del 1985, dove si legge “Ricostruire il passato utilizzando fonti di vario tipo...”, attraverso una formazione pluriennale svolta nell’Istituto di Villar Perosa.

PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’UTILIZZO DI FONTI STORICHE
Proprio questo punto è risultato l’elemento “forte” attorno al quale si è articolato il progetto.
E’ sembrato maggiormente significativo avviare i bambini al riconoscimento e all’uso delle fonti primarie, all’interno della loro storia personale e del proprio ambiente di vita. I ragazzi hanno sperimento itinerari didattici che, partendo dal vicino, spazialmente e temporalmente inteso, allargavano progressivamente lo sguardo connettendo storia locale e storia generale.

DISPONIBILITÀ DI MATERIALE CLASSIFICATO E CATALOGATO
D’altra parte mettere in atto un’iniziativa di raccolta e archiviazione di fonti richiede un’intenzionalità, una disponibilità di risorse umane, finanziarie e di tempo, tale da coprire l’impegno orario settimanale di un insegnante. L’ipotesi di partenza del laboratorio si articolava su tre assunti:
la scuola ha interesse a raccogliere e conservare un ricco patrimonio di fonti di memoria per i propri percorsi didattici;
la scuola ha spesso una facilità maggiore di altri Enti nell’entrare in contatto con soggetti custodi di memoria storica, è favorita da legami di tipo affettivo (nonni, bisnonni - nipoti);
non esistono sul territorio altre agenzie che raccolgano e custodiscano fonti di memoria.
I criteri di raccolta, catalogazione e classificazione sono stati impostati con rigore scientifico, avvalendosi della consulenza di Enti esterni; tali criteri rispondono all’esigenza di una semplice e veloce consultazione, sia da parte di adulti, che di alunni delle ultime classi elementari e delle medie

LE NUOVE TECNOLOGIE COME SUPPORTO
L’archiviazione si avvale di supporti informatici (archivio di interviste, di documenti, archivio fotografico, interviste con videocamera digitale …), la scuola è infatti dotata di un laboratorio di informatica, di una rete intranet e di personale specializzato. E’ in allestimento il sito web della scuola ed è in programma la costruzione di motori di ricerca finalizzati alla pubblicizzazione dei risultati delle ricerche di storia (Progetto info@storia con finanziamenti derivanti dal concorso promosso dalla fondazione C.R.T. per la regione Piemonte).

MOTIVAZIONI STORICO-ECONOMICHE

RICCHEZZA DI TESTIMONIANZE LEGATE ALLA STORIA DEL ‘900
La storia del ‘900 ha lasciato in Val Chisone e nella vicina Val Germanasca tracce profonde nella memoria e nel racconto di persone anziane. La resistenza, la presenza del movimento religioso dei Valdesi, l’insediamento dell’industria sono senz’altro gli eventi più significativi. Non mancano tuttavia testimonianze più “umili”, ma altrettanto importanti per la ricostruzione delle proprie origini, riguardanti la vita e la cultura contadina precedente e in molti casi, contemporanea a quella industriale.
Dalla seconda metà dell’800 nelle Valli si è assistito ad una forte espansione dell’industria, favorita dall’abbondante presenza di acqua e manodopera, mentre i capitali necessari, inizialmente, sono arrivati da stati esteri protestanti, con l’intento di sostenere la minoranza religiosa valdese. Alle industrie, soprattutto tessili, sono poi andate affiancandosi quelle collegate all’estrazione di talco e grafite e quelle metalmeccaniche come l’attuale S.K.F. di Villar Perosa, (prima RIV.) che fa parte di un importante gruppo multinazionale.
Nel tempo si è creato un progressivo distacco dalla matrice contadina. In particolare a Villar Perosa il paternalismo industriale della famiglia Agnelli, la creazione di un villaggio aziendale sul modello del villaggio Leumann, per citarne uno noto e già valorizzato turisticamente, ha legato la mentalità valligiana all’idea di un lavoro dipendente, stabile per tutta la vita.

CRISI INDUSTRIALE NELLE VALLI
Negli ultimi 10 - 15 anni si è invece manifestata un’inversione di tendenza: alcune fabbriche hanno cominciato a chiudere, altre hanno ridimensionato drasticamente il numero dei dipendenti.
E’ questo un momento particolarmente delicato per l’economia della zona che si trova a dover progettare un futuro non più strettamente legato al mondo della grande industria.

LA DIVERSIFICAZIONE DELL’ATTIVITÀ ECONOMICA COME SCELTA OBBLIGATA
Per quanto breve e superficiale, questa analisi consente di dimostrare come sia importante per gli abitanti delle Valli prendere coscienza del loro passato per capire meglio il presente, per “inventare” ed avviare attività economiche diversificate. Una riconversione industriale non può essere pensata e realizzata solo a livello di enti amministrativi, per ottenere risultati positivi deve essere compresa e condivisa dalla popolazione sulla quale avviene la ricaduta.
Attualmente in diversi paesi delle valli Chisone e Germanasca sono nate iniziative volte a rilanciare il turismo: progetti di recupero di architetture industriali, percorsi ecomuseali (Perosa Argentina) legati a iniziative di archeologia industriale, costruzione e ristrutturazione di edifici che potrebbero accogliere un turismo esogeno, valorizzazione di monumenti, sentieri e bellezze naturalistiche.
Il Comune di Villar Perosa ha aderito a parecchie di queste iniziative e si è proposto proprio come “Finestra sulle Valli”, ossia come centro di accoglienza, informazione e indirizzo per il turista.

IMPORTANZA DELLA RICOSTRUZIONE DEL PROPRIO PASSATO
I ragazzi possono essere i primi anelli di una catena attraverso la quale passano le informazioni e le prime riflessioni su un presente che si costruisce attraverso continui rimandi ad un passato che ancora può essere “raccontato”, oltre che visto e dedotto da fonti di altro tipo. L’attività di storia e di studi sociali si fondono nell’intento di formare cittadini responsabili, disposti a percorrere strade nuove a favore dell’avvenire proprio e della propria comunità.

UNA RETE DI COLLABORAZIONI
L’impianto di un archivio di fonti di memoria, che nasce all’interno di un’istituzione scolastica, ha dovuto prevedere un raccordo e una collaborazione con altri Enti culturali presenti sul territorio quali:
- la Comunità Montana;
- le Biblioteche;
- gli Archivi storici;
- le Associazioni partigiane;
- i Musei aziendali;
- le Associazioni ecomuseali;
- i Gruppi di anziani.

Tale collaborazione in questo ultimo anno è stata formalizzata attraverso la stipulazione di una serie di convenzioni col Comune di Villar Perosa, la Comunità Montana valli Chisone e Germanasca, l’Istituto Storico Piemontese della Resistenza di Torino, il Centro Studi e museo d’Arte Preistorica di Pinerolo.

I LIVELLI DEL PROGETTO

Il progetto si articola su piani diversi tra di loro interagenti:

LIVELLO 1:
A. L’ARCHIVIO STORICO

OBIETTIVI
Costruire un archivio storico di fonti di memoria pensato e configurato come agevole e valido strumento nella pratica della didattica della storia.
Raccogliere e preservare dall’oblio testimonianze legate alla storia del ‘900 nelle valli Chisone e Germanasca.

PERCHE’ LE FONTI DI MEMORIA
La storia, soprattutto quella “narrata”, viene vissuta dai ragazzi appunto come una “storia”, un racconto più o meno fantastico, lontano non solo nel tempo e nello spazio, ma anche da ogni possibilità di coinvolgimento personale, perchè non ci si sente all’interno del processo.
Dare dei protagonisti alla storia può vincere questo atteggiamento, può scuotere: “accidenti se mentre racconta gli vengono le lacrime agli occhi, allora vuol dire che quella cosa l’ha colpito davvero, è successa davvero” (commento di un’alunna ad una intervista).
Il contatto con l’emotività, con la sofferenza o con la gioia di certe narrazioni risvegliano la capacità
di porsi nella storia, di sentirsi parte di essa. La storia l’hanno scritta gli individui con le loro
decisioni, indecisioni, pensieri, emozioni, azioni…
Subito si è pensato di circoscrivere la raccolta alle sole fonti orali, ritenendo quelli che stiamo vivendo anni-limite per una simile operazione, ma appena il lavoro è stato avviato ci si è resi conto che così non poteva essere. Le persone intervistate riesumavano dai cassetti di casa materiali di vario genere, interessantissimi, a testimonianza dei propri racconti.
La stessa pratica didattica vedeva i ragazzi operare su una pluralità di fonti indispensabile per impostare “simulazioni” di ricostruzione storiografica, perché neanche con i ragazzi è lecito semplificare troppo.
Così sono cambiate la denominazione e una delle principali finalità del progetto: da “Un archivio storico di fonti orali tra scuola e territorio”, si è passati a “Un archivio di fonti di memoria tra scuola e territorio”.

L’ARCHIVIO COME RISORSA CULTURALE
L’esistenza dell’archivio è stato visto come risorsa, non solo per la scuola, bensì per il territorio
delle Valli e in particolare per il comune di Villar Perosa, dove l’archivio si colloca fisicamente.
L’Archivio ha partecipato con Enti diversi, con il Comune di Villar Perosa e la Comunità Montana ad iniziative di valorizzazione e promozione di beni culturali presenti sul territorio.

Un esempio per tutti
Con gli alunni di due classi quinte di Villar Perosa è stato attivato un percorso di ricerca volto a familiarizzare i bambini con le modalità di lavoro dello storico. Una ricognizione sul territorio alla ricerca di tracce della seconda guerra mondiale segnava la partenza di un percorso che prevedeva la messa a fuoco di un evento di storia locale (“Il bombardamento alleato di Villar Perosa del 3 gennaio 1944). Attraverso un evento problematico e motivante è stato possibile tessere la trama di un periodo storico drammatico e significativo della nostra storia adatta a ragazzi di classe quinta.
Al di là della rilevanza metodologico — didattica dell’operazione, il laboratorio ha collaborato al progetto del Comune e della Comunità Montana volto al recupero e all’inserimento dei rifugi antiaerei di Villar Perosa all’interno di circuiti ecomuseali. E’ stato messo a disposizione il materiale raccolto ( 12 interviste, foto d’epoca, documenti dell’archivio del Comune di Villar Perosa, filmati d’epoca…). e il prezioso lavoro di assemblaggio svolto con i ragazzi, grazie al quale sono stati realizzati pannelli esplicativi.
Le stesse fonti, guardate con un taglio diverso, hanno costituito l’ossatura di una narrazione portata in scena da una insegnante dell’Istituto che si occupa di teatro, ambientata nei rifugi stessi e aperta alla popolazione.
Questo tassello di storia locale è stato inserito in un ipertesto su Villar Perosa, che raccoglie, classifica e ordina una parte di materiali prodotti sul territorio e sulla sua storia. Con l’appoggio economico del Comune di Villar Perosa è stato realizzato il CD dal titolo “ Villar Perosa un paese del mondo”.

RACCOLTA E ARCHIVIAZIONE CON CRITERI SCIENTIFICI
E’ sembrato indispensabile “attrezzarsi” per avvicinare le fonti di memoria con le
dovute cautele, dal momento che decidere di raccontarsi, di condividere con un pubblico
potenzialmente vasto (insegnanti, bambini, ricercatori) le proprie esperienze, i propri vissuti,
le proprie emozioni… non è un’operazione da poco.
Già nel momento della stesura del progetto erano stati presi contatti con l’Istituto Storico
Piemontese della Resistenza di Torino, che ha offerto una collaborazione puntuale ed efficace.

ATTIVITA INERENTI L’ARCHIVIO STORICO E I MATERIALI RACCOLTI
Ecco alcuni esempi di attività svolte inerenti la costruzione dell’archivio storico di fonti di memoria:
messa a punto di una modalità di raccolta delle fonti orali;
stesura di una scheda di riferimento e di catalogazione per ogni intervista;
elaborazione di una liberatoria per l’uso delle interviste e per il prestito delle stesse;
elaborazione di questionari di interviste su tematiche diverse;
individuazione di modalità di raccolta e di trascrizione delle stesse;
raccolta di interviste, alcune con videocamera digitale;
raccolta di materiale fotografico;
costruzione di un programma che consente la gestione delle immagini su supporto informatico;
prima organizzazione del materiale raccolto e contemporanea catalogazione informatizzata e cartacea.

Nell’archivio sono presenti libri di storia locale, dispense varie, opuscoli e pieghevoli dello stesso genere.
Vi si trova anche materiale cartaceo come vecchie pagelle, lasciapassare appartenenti al periodo fascista, tesserini di lavoro, vecchi libri di scuola, articoli di giornali locali e della stampa nazionale, certificati vari…Tale materiale è conservato in appositi dossier suddivisi per periodi storici e se necessario per argomenti. Solo di rado sono state accettate donazioni di oggetti (di piccoli oggetti) a causa della penuria di spazi di conservazione e di esposizione.

LIVELLO 1:
B. L’ARCHIVIO DIDATTICO

Accanto all’archivio storico ha preso vita un archivio didattico con l’intento di catalogare e conservare esperienze didattiche particolarmente significative che prevedono la ricostruzione di spaccati di storia locale.
Per il plesso di Villar Perosa è nata, ad esempio, l’idea di avviare una collana di libri che contengano ricostruzioni della storia del paese. Per ora sono presenti quattro volumi realizzati con classi differenti.
Nello stesso archivio viene collocata la documentazione dei percorsi intrapresi in laboratorio.

LIVELLO 2:
IL GRUPPO DI AUTOAGGIORNAMENTO SULLA DIDATTICA DELLA STORIA

Si ritiene che un progetto di questo tipo può avere possibilità di successo e soprattutto caratteristiche di esportabilità, di applicazione a contesti diversi da quello di origine, se è frutto di un percorso di ricerca che tiene conto e integra le specificità di più soggetti coinvolti.

OBIETTIVI
Mettere a punto modalità di raccolta, archiviazione e utilizzo delle fonti di memoria ( il 1° anno il lavoro è stato centrato sull’intervista, mentre il 2° e il 3° sulla memorialistica e sui documenti).
Riflettere sulle operazioni cognitive legate all’insegnamento della storia, su quelle squisitamente storiche, sui concetti e sui contenuti di questa disciplina che si possono affrontare nella scuola elementare, con esplosi in direzione degli ordini di scuola contigui.
Costruire gradualmente un curricolo di storia per la scuola elementare che contenga concrete indicazioni per rendere reale la continuità tra scuola materna, elementare e media.
Raccogliere e documentare i percorsi didattici che utilizzino fonti di memoria (raccolta iniziata nel 2° anno).

SOGGETTI COINVOLTI
Hanno collaborato a questa parte del progetto una ventina di insegnanti della scuola elementare,
provenienti da località diverse, non solo della val Chisone, coordinati dalla docente titolare del
laboratorio; essi hanno costituito un gruppo autogestito di ricerca. Ha fornito un’attività di supporto
e consulenza continuativa l’Istituto Storico Piemontese della Resistenza di Torino.
Sull’attività didattica del laboratorio si può contare sul contributo, per ovvie ragioni più sporadico,
del prof. Ivo Mattozzi (docente di didattica e metodologia della storia all’Università di Bologna)

L’ATTIVITA’ DEL GRUPPO DI AUTOAGGIORNAMENTO
La frequenza di un corso di formazione pluriennale sulle tematiche relative alla didattica della storia
ha affinato le competenze di un gruppo di insegnanti e soprattutto ha creato un substrato comune e il
desiderio di approfondire alcuni nodi ricorrenti di tale disciplina.
Il gruppo fa da supporto sia all’attività di raccolta di materiale per gli archivi e di condivisione
delle modalità di archiviazione stessa, che alla riflessione sui percorsi intrapresi con le classi.
Si è lavorato alla costruzione di una bozza di curricolo per la scuola elementare dell’ambito geo-storico e di studi sociali, tenendo conto della specificità del gruppo e del territorio montano sul quale opera.
Il gruppo funziona anche come sede di raccordo e di informazione per gli insegnanti di Valle rispetto alle iniziative di aggiornamento sulla storia.
Nelle intenzioni dovrebbe diventare sempre di più luogo propositivo e progettuale, con ampi spazi di
confronto e di verifica.

LIVELLO 3:
I PERCORSI DIDATTICI CON LE CLASSI

E’ indubbiamente il livello del progetto al quale è stato dedicato maggiore spazio e tempo, proprio
perché il riscontro con i bambini ha indirizzato il cammino di ricerca.
Risulta indispensabile accennare in modo sintetico a quale idea di storia insegnata si fa riferimento, per dirla con Ivo Mattozzi (“La vita scolastica” ed. Giunti, n.15, 2000), si tratta di “mettere un ragazzo che esce dalla scuola di base in condizione di usare le conoscenze storiche per capire meglio il mondo in cui vive”.
Circa dodici ore del monte orario dell’insegnante responsabile del laboratorio sono dedicate alla costruzione dei percorsi didattici rivolti ad alunni del secondo ciclo elementare del plesso di Villar Perosa, ma gradualmente è stata avviata un’apertura ai plessi vicini.

OBIETTIVI
Utilizzare il laboratorio come momento in cui è possibile riappropriarsi di un tempo di riflessione, ascolto e comunicazione (attenzione all’allestimento della situazione educativa).
Guidare i bambini ad una progressiva strutturazione del concetto di tempo.
Rendere i soggetti protagonisti della costruzione di un sapere condiviso.
Acquisire uno stile di lavoro e una mentalità di ricerca simulando la ricostruzione di porzioni di storia locale.
Creare atteggiamenti corretti rispetto all’utilizzo delle fonti e alle procedure della ricerca storiografica.
Creare forti motivazioni allo studio della storia, sia indagando le loro preconoscenze, che facendo interagire storia locale e storia generale.
Riflettere sulla struttura della disciplina.

ASPETTI ORGANIZZATIVI
La proposta prevede il coinvolgimento diretto o indiretto di un numero sempre maggiore di soggetti Tale scelta è stata operata per:
incentivare l’uso del laboratorio come spazio fisico e mentale;
lavorare alla costruzione e alla condivisione di un curricolo in verticale sulla storia.

Attività di progettazione e messa a disposizione di materiali
Vi è un monte ore dedicato alla sola progettazione a cui viene abbinata una disponibilità di due ore settimanali dello spazio fisico del laboratorio e della presenza dell’insegnante responsabile, che collabora con gli insegnanti di classe mettendo a disposizione i materiali sui quali ci si è preventivamente accordati, e/o nel seguire un gruppo in attività laboratoriali.
Una collaborazione di questo tipo è stata avviata con alcuni professori di storia delle scuole medie che accolgono gli alunni che hanno frequentato il laboratorio.
Gli incontri sono volti soprattutto a creare una conoscenza reciproca di linguaggi e metodologie e solo successivamente sarà possibile pensare ai possibili raccordi. Si ipotizza di progettare insieme unità di lavoro minime, che in base agli esiti potranno essere ampliate o modificate e diventare parte di un curricolo davvero integrato.
Lo stesso tipo di offerta, in una parte diversa dell’anno scolastico, è indirizzata a insegnanti e alunni di un piccolo plesso.
Questo utilizzo del laboratorio mira ad arricchire l’offerta formativa di più realtà scolastiche: nelle Valli i progetti significativi tendono a concentrarsi nella scuola più grande, che in genere è anche la più attrezzata, penalizzando gli alunni delle classi periferiche che per certi versi vivono già situazioni di disagio. Per ora si è ipotizzato un flusso dalla periferia al centro, ma si sta valutando la possibilità di valorizzare aspetti locali unici e significativi.

Attività di progettazione e di parziale realizzazione di percorsi didattici
Vi sono poi attività di progettazione e di realizzazione di percorsi didattici che si sviluppano nell’arco di un quadrimestre e prevedono lo svolgimento di una parte del programma previsto per le classi interessate.

Le classi campione
Una coppia di classi parallele sono individuate come classi campione, ad esse viene garantita una continuità di esperienza per un triennio, in modo da poter avere una verifica dell’efficacia dei percorsi didattici intrapresi.

La compresenza
L’attività con le classi viene sempre svolta in compresenza con l’insegnante che si occupa dell’area storica. L’insegnante referente affianca e supporta l’attività di storia e non si sostituisce al docente di classe nello svolgerla, in quanto le ore a disposizione sarebbero troppo limitate per portare avanti un programma articolato e intrecciato con le altre discipline, come richiede invece una didattica che si incentri sul territorio. Si ritiene valida un’impostazione di questo tipo in quanto permette uno scambio di competenze e richiede un’impostazione collegiale, che mira ad un accrescimento delle capacità disciplinari e collaborative di tutti. L’abitudine a frequentare un luogo fisico “pensato” e strutturato, l’utilizzo di fonti e soprattutto il contribuire alla costruzione dell’archivio permette al laboratorio di non rimanere un’esperienza isolata e limitata nel tempo.
UN CURRICOLO DI STORIA ARTICOLATO SUI CINQUE ANNI
La valenza maggiore di un intervento di questo tipo risiede nella proposta di un impianto generale di approccio alla storia innovativo, che non si conclude nell’arco di una classe, ma che, attraverso un’attenta analisi dell’epistemologia della disciplina e delle caratteristiche dell’alunno, costruisce una metodologia di approccio articolata sui cinque anni.

UN FEED-BACK DALLA SCUOLA MEDIA
I primi incontri con gli insegnanti di scuola media hanno permesso di raccogliere alcune considerazioni sugli alunni che hanno frequentato il laboratorio di storia.
Si tratta di considerazioni personali che andranno attentamente valutate e convalidate nei prossimi anni, ma vengono proposte perché possono essere fonte di incoraggiamento per chi cammina sulla difficile e spesso faticosa strada della sperimentazione.

Rispetto ai compagni che non hanno usufruito della stessa esperienza gli alunni:
• padroneggiano in modo più sicuro gli operatori cognitivi fondanti dell’operazione storiografica e delle conoscenze storiche;
• posseggono conoscenze storiche più ricche e corrette;
• nella nuova situazione sono in grado di strutturare e organizzare informazioni ricavando modelli in modo autonomo;
• si dimostrano partecipi ed interessati.

Purtroppo parte delle competenze sviluppate non hanno potuto essere riprese al meglio perché in altre situazioni andavano costruite.
La profondità temporale acquisita grazie ai grafici risulta da rinforzare e sviluppare ulteriormente.
Lo spinoso problema dello studio (alle elementari non si insegna a studiare…) non è sembrato rappresentare uno scoglio con questi ragazzi. Al massimo è stata rilevata la necessità di un approccio graduale al libro di testo e la difficoltà sembrava incentrarsi sulla corposità delle lezioni da studiare (in altre discipline la difficoltà stava nella complessità del testo).
Anche da genitori, in passato molto critici, è stato espresso apprezzamento per il percorso attuato nella scuola elementare.

LA RICERCAZIONE
Per monitorare il lavoro svolto si è scelto di avvalersi degli strumenti propri della ricercazione. Si tratta di un’attività piuttosto complessa, che tuttavia sembrava adeguata al progetto. Essa è stata messa in atto principalmente dall’insegnante di laboratorio, ma vi sono stati momenti e campi di ricerca più circoscritti sui quali hanno lavorato anche altri docenti.
La comprensione dei processi educativi non è possibile se non dall’interno dei contesti scolastici stessi e ogni contesto ha una sua specificità soprattutto quando si vogliano indagare i processi oltre ai prodotti. L’insegnante di laboratorio ha cercato di mettere in atto una riflessione critica sul proprio intervento didattico, nell’intento di migliorarlo, procedendo a rettifiche ed aggiustamenti. L’attività di insegnamento esce così da un ruolo semplicemente esecutivo o riproduttivo di teorie elaborate da altri, per arrivare a produrre teoria dall’interno.
Strumento privilegiato di lavoro è stato il “diario di bordo” che l’insegnante responsabile del laboratorio ha utilizzato per monitorare alcuni aspetti che erano oggetto di indagine.
Si ritiene importante riportare la definizione di “diario di bordo” che dà Bruno Losito (1)
“ E’ importante che ogni insegnante rediga un diario di ricerca, all’interno del quale annotare tutte le osservazioni relative al proprio lavoro. Quello che è importante è che esso contenga non soltanto osservazioni sul comportamento e sulle prestazioni degli studenti, ma che registri anche le reazioni dell’insegnante, le sue riflessioni, i suoi stati d’animo…
…La funzione dei diari è quella di mettere a disposizione dell’insegnante un insieme di informazioni raccolte nel corso dello svolgimento del proprio intervento, di permettergli di ricostruire, anche a distanza di tempo, determinate situazioni…
…Perché questo si verifichi è necessario che l’attività di annotazione e di riflessione accompagni tutto il corso della ricerca, evitando il rischio della episodicità e della discontinuità. E’ bene quindi nella programmazione delle attività di ricerca fare i conti con il tempo disponibile.”
Ne consuntivi elaborati a fine anno vengono raccolti e presentati i risultati della ricerca.

LA METARIFLESSIONE
L’attività indispensabile alla ricercazione è la metariflessione.
Il termine è stato coniato dal Centro Didattico di Pracatinat (To) in riferimento alla metacognizione “che significa produrre una conoscenza sulla conoscenza, in tre accezioni fondamentali e correlate:
1 - riflessione sui prodotti della conoscenza (per es. sulle idee che già si hanno e su quelle nuove che si costruiscono);
2 - conoscenza sul funzionamento del proprio sistema cognitivo, conoscenza sul come si conosce e come si può conoscere (strategie, scopi, regole);
3 - riflessione sui contesti in cui il singolo individuo o il gruppo hanno svolto processi di conoscenze.” (2)
Alla riflessione sulla disciplina vengono avviati anche i ragazzi, ad esempio attraverso l’uso dinamico del quaderno di storia.
Ogni alunno ha a disposizione un raccoglitore con buste trasparenti e fogli coi buchi, inizialmente gli elaborati vengono infilati nelle buste in successione, in seguito si operano delle classificazioni che portano a individuare dei titoli provvisori per capitoli, i quali corrispondono grosso modo ai nodi portanti della disciplina (es. Misura del tempo - Fonti …).
Non si tratta affatto di un’operazione scontata: si ascoltano le proposte, si confrontano logiche diverse, si spinge per trovare una mediazione, per superare l’ostacolo, o meglio, si valorizza l’opportunità di dibattito creata da quei fogli che troverebbero un’adeguata sistemazione in più capitoli.

TEMPI
Particolare cura è stata posta nella gestione del tempo del laboratorio, un tempo strutturato per rispondere alla necessità di variare il tipo di attività e tenere alto il livello di interesse e di attenzione. Si è dato spazio ad un tempo rilassato di comunicazione e di ascolto per permettere il confronto di sapere tra pari, per sentirsi protagonisti dei processi di apprendimento.
L’abitudine all’ascolto reciproco è sembrata particolarmente rilevante ed ha coinvolto in prima persona gli insegnanti. Quando a scuola si entra in una dimensione di ascolto, maestro e alunno insegnano e apprendono ricorsivamente.
La ricchezza nasce proprio nel momento in cui uno riesce a sintonizzarsi sulla difficoltà o sullo stimolo che viene dall’altro. L’adulto per primo deve dimostrare attenzione e apertura al sapere e alle esigenze degli alunni, il che non significa abbassare la qualità del lavoro, anzi…
Un atteggiamento di rispetto e correttezza reciproco è l’unico che può giustificare richieste di impegno serio e costante.

SPAZI

Uno spazio pensato e progettato
Una particolare cura è stata posta nell’allestimento degli spazi a partire da quello del laboratorio in cui ogni angolo viene a rivestire un significato particolare.
La musica accoglie tutte le volte i bambini, brani coevi sottolineano eventi, la disposizione dei banchi è variata e funzionale alle diverse attività, vi è una forte presenza di supporti di visualizzazione quali: televisore, computer, cartelloni; la maggior parte dei libri sono disposti su un espositore per renderli più accessibili. Si arriva poi al cuore dell’aula costituito dalla zona ARCHIVIO, dove vengono custodite le fonti.
Un giorno un’alunna, entrando e vedendo i banchi disposti a “ferro di cavallo”, come li avevano in classe, esclamò:“ Ah, questa volta sembra quasi un’aula!” Questo commento permette di capire come il laboratorio sia vissuto dai bambini come un ambiente “speciale”, in cui si fanno cose “speciali”.

Un esempio “La porta del tempo”
“La porta del tempo” è stata collocata in un angolo raccolto dell’aula, accanto è sistemato il tappeto “delle discussioni”. Si tratta di una specie di macchina del tempo con una plancia di comando divisa in PASSATO, PRESENTE, FUTURO. All’interno compaiono i disegni che i bambini hanno fatto immaginando di viaggiare nel tempo. Quando viene aperta (con tanto di musica e di formula magica…) permette a chi è sistemato sul tappeto di spostarsi in un’altra dimensione storica: il grafico temporale appeso nell’aula viene ripercorso con gli occhi (e col dito dell’insegnante) fino a giungere al periodo desiderato. Segue poi, ad esempio, la lettura di un brano di letteratura a sfondo storico che prevede piccoli interventi di improvvisazione teatrale da parte dei bambini. Col solito cerimoniale si compie quindi il viaggio di ritorno. Questi momenti risultano particolarmente graditi e rinforzano l’apprendimento di contenuti perché permettono di mettere in gioco l’immaginario e il corpo, di visualizzare contesti, di percorrere e ripercorrere con gli occhi i grafici temporali.
Sono in progetto alcuni viaggi nel futuro: cosa potrebbero immaginare i ragazzi per il futuro della cascina sulla quale si è indagato, o delle borgate del loro paese?
Chissà che la creatività e la fantasia dei ragazzi non possano aiutare gli adulti!?

Le uscite sul territorio
L’importanza che il territorio riveste nel progetto rende indispensabili uscite per incontrare persone da intervistare in luoghi particolarmente evocativi, visitare edifici, monumenti o tracce minori del passato.
E’ previsto un utilizzo meno sistematico ma efficace di spazi quali biblioteche scolastiche e non, laboratori di informatica, archivi, centri di incontro di anziani...

METODOLOGIA
Il percorso didattico viene concordato con ogni insegnante di classe ed è inserito e collegato al resto della programmazione in un’ottica di integrazione tra le discipline.
Un’analisi dettagliata della metodologia adottata richiederebbe uno spazio che qui non è possibile prevedere, il suo punto di riferimento più forte sta comunque nel documento sulle “Tesi sulla didattica della storia” elaborato dall’Associazione di Gruppi di Ricerca per l’Insegnamento della Storia “Clio ‘92”
Sintetizzando al massimo si può dire che la metodologia scelta indaga e parte dalle preconoscenze e dalle precompetenze sul tempo e sul passato dei bambini, si aggancia ad esse e costruisce gradualmente conoscenze e abilità indispensabili allo studio della storia. La gradualità non è data dalla successione cronologica lineare dei contenuti (si procede anche a salti), ma dallo sviluppo dei concetti e degli operatori temporali.
Si tratta di un approccio di tipo operativo che si avvale in modo particolare:
di spezzoni di storia locale ( contesto esperibile e motivante nel quale muoversi);
delle fonti ( individuazione e sperimentazione di strumenti e operazioni legati alla metodologia di ricerca storica);
dei “quadri di civiltà” (strumento didattico per organizzare e strutturare conoscenze e concetti)
dell’interdisciplinarietà (strumento che consente di entrare in contatto col fatto storico da più punti di vista);
della tecnica multimediale (strumento di supporto e di visualizzazione di modelli di concetti e conoscenze, attraverso l’uso di diversi linguaggi);
della biblioteca alternativa al libro di testo (strumento necessario per avvicinarsi al testo storiografico).

LIVELLO 4:
IL LABORATORIO DI DIDATTICA PERMANENTE SUL TERRITORIO

Uno sviluppo ulteriore del progetto ipotizza l’allestimento di un laboratorio di didattica permanente sul territorio. Esso rappresenta una concretizzazione della capacità della scuola di rinnovarsi ed aprirsi entrando in sinergia con singoli e Enti locali.
Gli obiettivi individuati sono i seguenti:
ideare uno spazio fisico inteso come luogo di contatto tra scuola e territorio, tra bambini e anziani, tra cultura elaborata a scuola e cultura del territorio;
creare occasioni per consentire ai ragazzi di sperimentare la cittadinanza attiva;
promuovere attraverso l’allestimento di una “vetrina sul paese” lo sviluppo turistico della zona ( inserimento nei circuiti eco-museali di Valle);
promuovere aggiornamenti sulla didattica della storia e sull’educazione ambientale;
consentire ai ragazzi e alla cittadinanza di comprendere l’importanza della raccolta e della conservazione delle testimonianze locali sul passato, partecipando in modo attivo alla costruzione e all’ampliamento dell’ “Archivio storico di fonti di memoria” presente nell’Istituto scolastico.
Da questo “luogo”, non solo fisico, ma ideativo, di incontro tra scuola e popolazione, potranno partire proposte e iniziative per il paese, per la Valle, e si potranno creare occasioni di incontro e scambio con realtà geografiche diverse.

ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI

Riuscire a lavorare a “tempo pieno” sulla didattica della storia è un’aspirazione che perseguivo da anni e quindi l’approvazione del progetto “Un archivio storico di fonti orali tra scuola e territorio” è stata la sua realizzazione.
Questo per spiegare l’entusiasmo e le molteplici attività messe in cantiere”.
Ho dovuto fare i conti con un livello di ansia che non ho mai avuto nei passati anni di insegnamento, dovuto al fatto che si trattava di rivestire un ruolo per me assolutamente nuovo. Dovevo accettare l’apertura di tante “finestre” che non sapevo se e quando avrei chiuso. Certamente questo ha sollecitato processi di metariflessione, mi ha spinto ad approfondire teorie, ad attuare percorsi di ricercazione.
Si è trattato di “inventare” il laboratorio di storia, per adattarlo alla specificità della nostra scuola e perché, a quanto mi risulta, esperienze analoghe su cui poter contare sono rare.
Il reperimento di fondi, di materiale, i preventivi di spesa, i contatti da avviare con gli Enti e le Associazioni presenti sul territorio, sono state tutte incombenze, se non completamente, almeno in parte nuove.
Si trattava poi di impostare in modo diverso una serie di relazioni sociali, prima fra tutte la collaborazione con le insegnanti che avrebbero partecipato direttamente al progetto.
Dovendo scegliere un punto da cui partire ho privilegiato l’aspetto didattico, la strutturazione e la realizzazione dei percorsi con i bambini E’ l’aspetto sul quale ho certamente maggiore competenza, e gli altri sono venuti di conseguenza. L’impostazione di un buon lavoro con le classi credo sia la carta vincente per dimostrare la validità di ipotesi metodologiche innovative.

Al fine di migliorare l’impiego delle energie ho dovuto imparare a delegare maggiormente, a decentrare alcune funzioni, a coinvolgere più individui.

Nella relazione con i ragazzi, mi è mancato il rapporto più personale che si instaura con l’insegnante di classe (in particolare elementare), il poter seguire e se possibile agevolare un cammino di crescita sociale.

Impostare il lavoro con le classi in modo interdisciplinare non è stato sempre facile, soprattutto far passare l’idea che l’interdisciplinarietà efficace è quella che parte prima di tutto da una condivisione di obiettivi metodologici, di conduzione di classe e arriva poi a progettare intrecci tra le discipline. In altri casi avrei voluto non essere io a proporre sempre possibili sviluppi in altri ambiti. Discutendo questi problemi con i colleghi mi sono resa conto che dovevo dare del tempo a me e a loro per entrare in sintonia e riuscire a valorizzare davvero al meglio le potenzialità insite in un approccio così complesso.

Percorrere strade innovative ha anche voluto dire entrare in conflitto con qualche genitore, nonostante l’attenzione che è stata posta nell’illustrare le motivazioni delle scelte e gli obiettivi che si intendevano raggiungere. E’ vero che si è sempre trattato di un’esigua minoranza appassionata sostenitrice del manuale e della lezione frontale (nonostante l’amore dei figli per la storia), tuttavia a volte ci sono stati momenti in cui mi sono scoraggiata: mi sembrava impossibile che certi risultati non potessero essere visti.

I colleghi sono stati un vero punto di forza, perché c’è sempre stata apertura al dialogo. Con loro ho potuto manifestare le mie ansie, discutere su dubbi e su perplessità, e questo è stato fatto a livello collegiale nelle riunioni, ma anche a livello più personale nel condurre un’attività, ad esempio.
I percorsi didattici realizzati mi sembrano buoni. Sento la necessità di raccordare sempre meglio i contenuti affrontati ai nodi della ricerca storiografica, limitando la numerosità a vantaggio della riflessione e dell’acquisizione di operatività in campo storiografico.

Mi sarebbe piaciuto avere più tempo da dedicare alla realizzazione di interviste e alla ricerca in archivio. I momenti delle interviste sono stati arricchenti sotto il profilo storico e personale. Ho vissuto come un dono prezioso, che veniva fatto a me, ma non solo, il racconto di una vita, il poter condividere le emozioni legate ai ricordi. Da questi incontri sono nati legami e desiderio di rivedersi, come se il racconto appena sollecitato si fosse poi trasformato in una urgenza incontenibile (“Ca turna ‘encura a truveme! Ades a sun venume ‘en ment tante cose…” - Torni ancora a trovarmi! Adesso mi sono tornate alla memoria tante cose -)
Tra gli aspetti positivi annovero sicuramente la possibilità che mi è stata offerta di guardare alla mia professione e al mio crescere di persona, da un punto di osservazione un po’ diverso, per constatare come i due piani si intreccino in continuazione. Ho sentito il bisogno di andare in profondità….
Parallelamente si è accentuato il desiderio di rivalutare il mestiere di insegnante: questo discorso è ben lontano dall’atteggiamento di arrogante difesa di vecchi privilegi (per quanto riguarda la scuola elementare, e in particolare la nostra situazione locale, mi sembra ne siano rimasti ben pochi…), è la richiesta di riconoscere la competenza e l’impegno laddove esiste, anche da questo dipende la possibilità di successo di un percorso educativo.

NOTE
(1) Bruno Losito“Che cos’è la ricerca-azione?” Fascicolo n° 3 della Rete Regionale di Servizi per l’Educazione Ambientale, Regione Piemonte.

(2) - G. Borgarello, Evoluzione di un modello formativo degli insegnanti in educazione ambientale, in La formazione degli insegnanti in educazione ambientale (1985/1993), Quaderno n°3, Torino, IRRSAE Piemonte, Regione Piemonte, Laboratorio Didattico sull’ambiente Pracatinat, 1995, p. 27.

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