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La storia: scuola dei tempi

Articolo tratto da: Le dimensioni del tempo nel bambino, nella società, nella memoria

a cura di Eraldo Berti.

Atti della giornata di studio per insegnanti, educatori, genitori (Bassano del Grappa, 10-11 settembre 1999), Polisportiva Jonathan editrice, Bassano 2000, pp. 71-80.

DI IVO MATTOZZI

Il mio tema è innanzi tutto cercare di comprendere cosa si nasconda dietro il concetto sintetico di tempo. In secondo luogo cercare di capire se la comprensione del concetto ci ponga nella condizione di organizzare l'insegnamento e l'apprendimento negli studenti per far loro elaborare un concetto di tempo più efficace nella comprensione della vita vissuta e della vita rappresentata.

Cercherò di svolgere questo compito organizzando il discorso in quattro fasi. Nella prima fase vorrei riflettere sul tempo pratico, tempo agito, tempo vissuto di ogni giorno onde acquisire gli elementi per la comprensione, che è problematica, del concetto di tempo. Poi vorrei spostare l'attenzione sul fatto che questo concetto ci serve non solo per vivere e organizzare le nostre attività quotidiane, ma anche per rappresentare le esperienze, dando senso sia alle esperienze vissute che alle esperienze non vissute ma raccontate, organizzate e rappresentate da altri. Questo porterà il discorso sulla necessità di avere a disposizione nella nostra personalità uno strumento temporale adeguato per i compiti di comprensione e di critica delle rappresentazioni temporali che ci vengono proposte.

Tra queste rappresentazioni temporali ve n'è una specializzata nella rappresentazione di informazioni su esperienze non più attingibili se non attraverso un'informazione organizzata, ed è la storia. Quindi parleremo della storia come possibile palestra di formazione dei concetti temporali, per cui cercherò di delineare un curriculum in cui la continuità dalla scuola materna sino alla scuola secondaria superiore sia soprattutto costituita dal filo rosso dell'educazione temporale in rapporto con lo studio della storia.

Poiché devo essere rispettoso dei tempi, dovrò svolgere questa esposizione in maniera piuttosto sintetica per cui mi scuso se non sarò adeguatamente esaustivo su alcuni punti del tema particolarmente rilevanti per dare una risposta alla domanda che certamente vi ponete: "Ma ci insegneranno a fare qualcosa?". Spero di dare delle prospettive piuttosto che insegnare a fare qualcosa perché per apprendere a fare il nostro mestiere di insegnanti occorrono riflessioni, letture, pratiche laboratoriali.

Ci troviamo qui a condividere nello stesso spazio un'esperienza, un evento, e se dobbiamo organizzare la relazione che lega la mia presenza qui con quella degli altri relatori e la presenza di ciascuno di voi, dobbiamo fare lo sforzo mentale di pensare una contemporaneità: stiamo vivendo contemporaneamente un'esperienza. Le nostre vite individuali si sono incontrate qui a partire da mutamenti, movimenti, esperienze, da pratiche che abbiamo svolto prima di arrivare qui, ciascuno per conto proprio. Ad esempio, organizzando il nostro risveglio con lo strumento temporale della sveglia, calcolando il tempo necessario per usare bene l'intervallo fra il risveglio e il raggiungimento di questo luogo, ecc., ecc. E abbiamo man mano organizzato la nostra serie di mutamenti, utilizzando uno strumento piuttosto complicato di calcolo del tempo, che è l'orologio. Facendo questo, molto probabilmente, abbiamo dovuto condividere altre esperienze con i familiari, per cui le nostre serie di mutamenti si sono incontrate in alcuni punti con quelle dei familiari.

Questo esempio ci permette di capire che noi siamo dotati di capacità di organizzazione temporale dei mutamenti. Cioè, per poter vivere la nostra vita sociale, dobbiamo correlare le serie di mutamenti che ci riguardano con le serie dei mutamenti di tante altre persone, delle istituzioni, ecc. Questa capacità di organizzare la nostra esistenza in modo efficace per il raggiungimento di certi risultati, ad esempio essere al posto giusto al momento giusto, è quella che possiamo chiamare "tempo".

Potremmo far questo anche senza gli strumenti di calcolo, infatti l'umanità ha agito e si è organizzata per migliaia di anni senza tali strumenti. Prima, senza lo strumento che chiamiamo calendario e poi senza lo strumento che chiamiamo orologio. Eppure i nostri antenati sono riusciti a sopravvivere e a mettersi in rapporto con l'ambiente che richiedeva la capacità di organizzazione temporale.

Perché sto sottolineando questo? Perché bisogna farla finita con l'idea che il tempo sia solo il tempo misurato o che gli strumenti di misura del tempo coincidano col tempo. Allora voglio evocare un tempo lunghissimo, migliaia e migliaia di anni in cui i gruppi umani sono riusciti ad interagire con l'ambiente e ad organizzare le proprie attività senza strumenti di calcolo del tempo. Cosa c'è alla base di questa capacità? C'è una dotazione biologica predisposta nella mente per cogliere e comprendere il rapporto fra le proprie esperienze e il susseguirsi di mutamenti all'esterno di sé: i mutamenti dell'ambiente, i mutamenti degli animali, i mutamenti delle altre persone del gruppo.

Questa è la capacità che ha permesso di mettere in correlazione mutamenti regolari e prevedibili come quelli astronomici con le attività umane, per esempio quelle agricole o le attività delle feste, per riuscire a costruire uno strumento standardizzato di riferimento come il calendario. Per giungere a questo punto gli uomini devono avere capacità cognitive preformate attraverso le pratiche esistenziali e l'apprendimento.

Questa è l'altra questione importante: il tempo è una costruzione intellettuale che si può trasmettere da una generazione all'altra grazie alle pratiche condivise, e si può poi concettualizzare attraverso il linguaggio e quindi poi ulteriormente elaborare. E il concetto di tempo è stato continuamente elaborato man mano che l'umanità ha avuto certi bisogni e vi ha risposto in un certo modo: per esempio inventando strumenti di calcolo sempre più precisi e mettendoli al servizio della comprensione di ciò che accade nella sfera dei fenomeni fisici. Galileo è stato fra i primi a calcolare la velocità uniforme di un corpo in caduta.

Tutto questo per capire che il tempo non è qualcosa che esiste al di fuori delle nostre esperienze e della nostra capacità mentale di organizzare le esperienze, che il tempo non è capace di far niente, non esiste: è solo la capacità di organizzazione delle esperienze vissute grazie anche ad uno strumento, la memoria, che ci permette continuamente di avere coscienza di una differenza tra l'esperienza che stiamo vivendo e le esperienze che abbiamo vissuto, e di proiettare una certa esperienza anche nel futuro.

Noi ci serviamo di questa capacità organizzativa non solo per rispondere alle esigenze di vita quotidiana, ma anche per organizzare le informazioni su fatti ormai trascorsi di cui possiamo avere informazioni solo nella nostra memoria o grazie a tracce nell'agenda o nell'archivio domestico. Abbiamo bisogno di queste tracce perché spesso ci preme dover ripensare agli svolgimenti degli eventi per capirli meglio e attrezzarci per rispondere alla comprensione delle esperienze vissute. Per esempio, il mio discorso di come siamo confluiti in questa sala era una rappresentazione di informazioni pensata sulla generalizzazione di una esperienza individuale. Le esperienze rievocate devono essere organizzate temporalmente grazie alle informazioni di cui possiamo disporre.

Se apriamo un giornale abbiamo l'urgenza, per comprenderlo, di attivare operazioni di organizzazione temporale. Ad esempio, il giornale di oggi ci parla della rivolta a Timor Est e noi sappiamo che essa si sta svolgendo anche adesso, contemporaneamente a quanto stiamo facendo qui. Però questo evento può essere compreso soltanto se quanto accade oggi è messo in relazione con il passato, più o meno remoto, del popolo di Timor Est: la colonizzazione, la decolonizzazione, la creazione dello stato indonesiano e l'annessione di Timor Est da parte dell'Indonesia. Possiamo comprendere queste vicende solo se rievochiamo anche il passato, se ci rappresentiamo e organizziamo temporalmente le informazioni che riguardano la vita di Timor Est nel passato.

In un altro articolo si parla del fallimento di Darwin, cosa che ha bisogno di tempo per essere compresa, cioè ha bisogno di una risposta di organizzazione temporale. In un'altra pagina vi è un intervento di Monsignor Maggiolini sull'Islam, che si augura che non diventi una moda. Per comprendere questo discorso, che parla dell'oggi e del futuro, dove si pone la domanda se nelle scuole italiane si debba prevedere anche un'ora di religione islamica oltre che di religione cattolica, è necessario conoscere la storia.

Un giornale richiede e sollecita l'applicazione di operazioni temporali, richiede dei salti per capire che per certe cose si sta parlando del presente immediato, per altre invece si sta parlando del futuro o del passato. Se leggo la notizia "seicento agenti per la sicurezza nelle città", questo riguarda il futuro e mi fa pensare che, una volta assunti questi seicento agenti forse ci sarà, come correlato temporale, una maggior sicurezza nelle città. La nostra vita è piena di queste sollecitazioni a utilizzare al meglio le capacità temporali di organizzazione delle rappresentazioni di serie di mutamenti da coordinare tra di loro.

Da ciò possiamo trarre una conclusione: se riusciamo a dotare gli studenti di competenze temporali sempre più efficaci, li dotiamo di strumenti cognitivi che permettono loro innanzitutto di sistemare meglio la loro stessa biografia perché possono fare delle rappresentazioni molto più efficaci delle loro vicende. Dall'altra parte possono capire meglio le rappresentazioni temporali degli altri e saperle criticare, cioè sottoporle ad analisi per comprendere se l'organizzazione temporale è stata correttamente applicata per gli scopi della conoscenza. Allora specializzare le capacità cognitive temporali è molto utile.

La differenza fra specializzazione e non specializzazione è che nella vita di ciascuno di noi nessuno ci ha insegnato il tempo, eppure siamo riusciti, attraverso le pratiche sociali, lo scambio linguistico, l'abitudine a rappresentare discorsivamente le esperienze a dotarci del concetto di tempo necessario per organizzare le nostre esistenze. Però se vogliamo andare oltre questo livello d'uso delle competenze temporali, dobbiamo cercare di specializzarle.

L'altra questione molto interessante cui posso solo accennare è che, nel momento in cui si verifica un disfunzionamento delle competenze temporali (e questo può succedere, ad esempio ai giovani), si verifica anche un disfunzionamento della comprensione della propria esistenza, la cui conseguenza è un malessere, un disagio. Molto spesso i disagi giovanili ed il loro sfociare in soluzioni drammatiche dipendono anche dalla incapacità di organizzare e strutturare la propria esistenza dal punto di vista temporale, in modo da sentire la solidità della propria personalità e la possibilità poi di cogliere anche le proiezioni verso il futuro. I giovani con disagio psichico sono giovani che molto spesso hanno perso il senso del tempo o che non lo hanno mai elaborato adeguatamente. Questo per dimostrare che c'è anche questa posta in gioco quando parliamo di educazione al tempo.

Come fare a specializzare queste competenze? Credo che un terreno di insegnamento e di apprendimento che permette la specializzazione delle competenze temporali sia la storia, perché è la forma di conoscenza che rappresenta fatti del passato, utilizzando le informazioni che si possono avere sul passato grazie alle tracce che le attività umane hanno lasciato. E la storia, per poter ricostruire e capire i fatti del passato, fa un uso intensivo delle organizzazioni temporali. È sufficiente leggere un brano di un testo storico divulgativo come controprova di quanto sto affermando:

"Le civiltà stanziali hanno sempre dovuto vedersela con le tribù nomadi provenienti da zone meno promettenti dal punto di vista agricolo. Nel XIII° secolo i mongoli ne erano l'esempio più minaccioso. Nel 1206 questa popolazione si alleò con altre tribù turche simili, e in questo modo formarono la forza militare più attiva del mondo. Sotto Gengis Khan essi, dopo aver saccheggiato Pechino, puntarono alla conquista della Persia, India settentrionale e Russia meridionale."

Mi fermo qui per commentare queste tre frasi. Nella prima la temporalità è celata: non esistono date e quindi sembra che non esista il tempo. In realtà c'è una organizzazione temporale che il testo propone e che il lettore dovrebbe capire: in un tempo lunghissimo (il testo dice "sempre") ci sono state contemporaneamente sulla faccia della terra civiltà stanziali e civiltà nomadi dedite soprattutto all'allevamento. Ma, per capire una frase di questo tipo, occorre mettere in atto due organizzazioni temporali: contemporaneità e durata, quindi contemporaneità nella durata.

Se non svolgo la decodificazione di questa struttura temporale della frase, io non capisco. Se penso che ciò sia accaduto una volta per sempre in un breve tempo, oppure se non capisco che il testo mi sta suggerendo la contemporanea presenza, la coesistenza delle tribù nomadi e di quelle stanziali, io non capisco il testo.

Andando avanti vediamo che ci sono altre complicazioni. Vi è una sorta di sfondo: da sempre ci sono questi due modi di organizzazione sociale e di provvedere ai mezzi di sussistenza, poi c'è una determinazione temporale, "nel XIII° secolo…", in cui si usa uno strumento di calcolo che è il calendario all'interno di un sistema di misura cristiano, " i mongoli ne erano l'esempio più minaccioso. Nel 1206…". Qui c'è addirittura la precisazione dell'anno. "Sotto Gengis Khan, essi, dopo aver saccheggiato Pechino, puntarono alla conquista della Persia, ecc.: qui c'è una successione in cui devo mettere insieme spazio e tempo per riuscire a capire che queste cose non sono accadute immediatamente l'una dopo l'altra, ma in un certo lasso di tempo. La mia competenza di lettore deve aver attivato questa organizzazione temporale.

Il testo continua: "Il figlio di Gengis Khan. Oghedai, continuò la campagna di conquista del padre: gli eserciti del sovrano devastarono Polonia e Russia e sconfissero un'armata germanico-polacca nel 1241". Sono arrivato fin qui per far vedere come il testo, attraverso la datazione, segnala l'intervallo temporale in cui le informazioni che prima ho letto vanno a collocarsi: questa conquista e le sue fasi si collocano fra il 1206 e il 1241. Se colgo la brevità del periodo in cui questi fatti sono accaduti, ho la possibilità di dare un significato diverso a queste informazioni.

Attraverso l'organizzazione temporale, che non è la datazione che serve sì all'organizzazione temporale ma non è l'organizzazione temporale, ho la possibilità di dare significato ai fatti: non di recepirli nelle mie rappresentazioni come una sorta di copie, ma di dotarli di senso. Si può fare l'esperienza della ricostruzione di alcuni aspetti della vita delle generazioni adulte verso le quali i bambini hanno una certa curiosità. Si può fare esperienza di ricostruzione di aspetti del passato locale non troppo remoto per i bambini.

Questa serie di esperienze di apprendimento organizzato attraverso la ricerca storico-didattica, la necessità di acquisire informazioni sul passato e di organizzarle temporalmente, porta i bambini man mano a rendersi conto della funzione costruttiva della strutturazione temporale delle conoscenze storiche, a capire come una certa organizzazione temporale permette di dare senso a ciò che viene rappresentato.

Io sto proponendo un metodo che contravviene alle abitudini della scuola perché nella scuola c'è l'idea che i requisiti si formano nei primi due anni e poi, dalla terza elementare, ci può essere l'incontro col passato, con l'uomo primitivo. Questa è una delle illusioni, delle deformazioni ottiche perché i requisiti non si possono formare con le brevi esperienze di prima e seconda elementare, ma devono essere rinforzati attraverso esperienze di dominio temporale di orizzonti temporali sempre più ampi. Per riprendere il tema di una delle relazioni, il tempo dell'attesa, conviene attendere la maturazione delle competenze temporali dei bambini per poi farli incontrare con le conoscenze storiche nel modo più adeguato.

Poi c'è l'incontro con le conoscenze disciplinari. Da qui in avanti dobbiamo aver presente che invitiamo gli studenti a studiare non solo una conoscenza alla volta, che è carica di temporalità, ma a studiare una molteplicità di conoscenze che sono correlate fra di loro. Tra la conoscenza del primo capitolo del sussidiario e quella dell'ultimo capitolo c'è una relazione poiché le due conoscenze sono all'inizio e alla fine di un percorso di rappresentazione di un processo di cambiamento dell'umanità europea. E noi presumiamo che i bambini, alla fine del loro percorso di studi, abbiano questa rappresentazione più complessiva, ossia pensiamo che i bambini siano capaci di mettere in connessione la prima conoscenza con l'ultima e via via con le altre comprese fra le due.

Tutto questo comporta che voi abbiate attenzione non solo alla singola conoscenza, ma al sistema di conoscenze. Secondo, che pensiate che questo sistema deve essere organizzato temporalmente perché possa essere strutturato e ristrutturato continuamente con l'integrazione di conoscenze nuove in una mappa già formata. Questo cui sto accennando per la scuola elementare, vale a maggior ragione per la scuola secondaria e comporta una grande attenzione al tempo e una grande cura nell'organizzazione dell'attività di insegnamento e apprendimento in rapporto con la rappresentazione temporale dei testi storici.

Abbiamo gli strumenti per fare questo? Certo. Non è che si insegni il tempo come voce di un glossario enciclopedico. Si insegna il tempo facendo fare operazioni di organizzazione temporale o di smontaggio delle strutture temporali delle rappresentazioni discorsive. Questo si fa attraverso delle rappresentazioni che le abilità grafiche permettono, cioè attraverso i grafici temporali, le linee del tempo, le mappe spazio-temporali, le mappe di contemporaneità. Ci sono degli strumenti che permettono di non essere inibiti dall'idea che il tempo sia una capacità molto alta di sintesi perché abbiamo la possibilità di rendere queste operazioni manifestabili e concretizzabili attraverso rappresentazioni grafiche spazio-temporali.

L'ultimo mio suggerimento è che se volete avere un beneficio da questa riflessione sui concetti di tempo, cercate di pensare che un dovere dell'insegnamento è quello di arricchire la personalità affettiva e cognitiva dei ragazzi con il senso del tempo e con la possibilità di gestire il tempo in modo sempre più consapevole e adeguato

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