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27 Gennaio 2012: il Giorno della Memoria

GIORNO DELLA MEMORIA 

27 GENNAIO 2012

 

Lo storico D. Bidussa ha scritto (Come si usa la memoria in Il Sole 24 Ore” del 22 gennaio 2012citando Piero Terracina, uno degli ultimi testimoni di Auschwitz ancora in vita, che  “«La memoria non è il ricordo. La memoria è quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro».

Che questo filo sia sempre più  sottile e rischi spesso di rompersi o di non esserci più è un dato ormai abbastanza diffuso.

Lo scorso anno Ferruccio de Bortoli nella prima pagina del Corriere della Sera del 24 gennaio  avvertiva “un pericoloso scivolamento nella retorica o nella ritualità dei ricordi“, sostenendo che “il valore della memoria si affievolisce presto nella banalità e nell’irrilevanza se non c’è un insegnamento  e riflessione sul presente.”

Tina Aselmi,  presidente  della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati,  ha scritto alla fine dell’introduzione del Rapporto conclusivo (aprile 2001):

 "Desidero concludere con una considerazione finale. Gli aspetti materiali della spoliazione dei beni degli ebrei e della loro restituzione sono certamente importanti ma essi non ne costituiscono l’aspetto essenziale. Prima di essere un affare di danaro, la spoliazione è stata una persecuzione il cui obiettivo finale era l’annullamento morale e quindi lo sterminio. Nessuna storia saprà raccontare ciò che uomini e donne hanno vissuto quotidianamente con il conseguente peso d’angoscia, di umiliazione e di miseria. Certamente è questo il debito che si deve pagare, che è stato pagato in tutte le guerre e di cui molti hanno sofferto. Ma nel nostro caso ciò è avvenuto in attuazione di leggi e di regolamenti discriminatori che hanno violentemente isolato una parte della nostra popolazione per il solo fatto della loro nascita. E’ questa una vicenda senza precedenti che non deve mai più accadere; che non accadrà se ciascuno di noi, da oggi, non legittimerà in nessun modo la violazione dei diritti umani che devono essere a fondamento della società e delle leggi del nostro Paese.”La violazione delle vite di milioni di vittime della Shoah."

 La scuola può essere il luogo nel quale provare a tradurre in pratica questo auspicio, costruendo con le nuove generazioni domande sul presente, a partire dalla conoscenza e dalla  comprensione della  Shoah.

Per un approfondimento del tema si rinvia alla sezione del sito nella quale sono disponibili materiali ed esperienze didattiche.

Si segnala la relazione tenuta da Ernesto Perillo nell’ambito dell’ iniziativa

MEDITATE CHE QUESTO E’ STATO

organizzata per il 22 gennaio 2012 dal Circolo Arci Franca Trentin Baratto e dall’Associazione  Figli della Shoah di Venezia. (Leggi il programma)

L’intervento (di cui si presentano le slides in pdf) focalizza la persecuzione degli ebrei italiani, collocando la vicenda nel più ampio contesto della condizione ebraica all’interno della storia nazionale e approfondendo il suo significato nel processo di costruzione dell’identità nazionale.

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