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Per il gusto di apprendere ad insegnare storia

IL GUSTO DI APPRENDERE AD INSEGNARE STORIA IL GUSTO DI INSEGNARLA

A cura di Ivo Mattozzi

Dieci nuove competenze per insegnare. Invito al viaggio, [Roma, Anicia, 2002], è laTesi sulla didattica della storia traduzione di un libro di Philippe Perrenoud, un sociologo dell’educazione ginevrino che comincia ad essere un riferimento autorevole anche in Italia. Nel libro egli commenta e sviluppa le brevi frasi che indicano le competenze in un catalogo elaborato dal governo e dalle associazioni di insegnanti del cantone per delineare un profilo professionale desiderabile. Leggendolo, mi sono chiesto se noi che formiamo un’associazione di insegnanti ricercatori siamo in regola con le competenze esaltate da Perrenoud. Ho esaminato la lista, ho riletto le nostre Tesi sulla didattica della storia e mi sono reso conto che ce ne sono sette che mi pare tendiamo a coltivare e tentiamo di condividere e di promuovere. Esse sono:

1. organizzare ed animare situazioni d'apprendimento.

2. Gestire la progressione degli apprendimenti.

3. Ideare e fare evolvere dispositivi di differenziazione.

4. Coinvolgere gli alunni nei loro apprendimenti e nel loro lavoro.

5. Lavorare in gruppo.

6. Gestire la propria formazione continua.

Della settima, che riguarda l’uso delle nuove tecnologie, parlerò più avanti.

Mi pare che siamo in regola anche con gran parte delle competenze parziali che le compongono.

Abbiamo elaborato il curricolo delle conoscenze significative e delle operazioni cognitive per sapere come gestire la progressione degli apprendimenti. Lo applichiamo in modo da far evolvere dispositivi di differenziazione dell’apprendimento e da aprire ed allargare la gestione della classe ad uno spazio più vasto dell’aula. Infatti, facciamo ricerca sull’uso didattico dei beni culturali (a partire dagli archivi scolastici) e sull’educazione al patrimonio in rapporto con la valorizzazione formativa della storia locale. Sosteniamo l’associazione per organizzare ed animare situazioni e processi di apprendimento. Ci siamo fatti un credo di sviluppare percorsi fondati sulla rilevazione delle preconoscenze degli alunni, di tener conto degli errori e degli ostacoli all'apprendimento, di costruire e pianificare dispositivi e sequenze didattiche, di impegnare gli alunni in attività di ricerca, in progetti di conoscenza in cui si rendano consapevoli di come imparano. Ci teniamo a suscitare il desiderio d'imparare proponendo conoscenze piene di senso e vogliamo esplicitare il rapporto con il sapere, il senso del lavoro scolastico e promuovere la capacità di autovalutazione negli studenti.

Sul lavorare in gruppo non ci sono inibizioni tra di noi. L’associazione esiste perché abbiamo il piacere di collaborare e siamo convinti che la professionalità di ciascuno possa essere riconosciuta ed esaltata grazie alla cooperazione ricorrente tra noi associati e tra noi e chi non si è ancora unito nell’impresa.

Non ci limitiamo a pretendere che l’insegnante debba “conoscere… i contenuti da insegnare e la loro traduzione in obiettivi d'apprendimento”, ma pretendiamo che egli rinnovi le conoscenze e i sistemi di conoscenze storiche e che le sappia trasporre in modo da interessare gli alunni e da agevolare il loro apprendimento e le usi per gestire il processo motivazionale e di apprendimento degli alunni.

Infine, cos’altro è l’associazione se non il luogo dove intendiamo mettere in atto processi di formazione continua? Ci teniamo a creare le occasioni nelle quali ciascuno impari ad esplicitare la propria pratica e a stabilire il proprio bilancio di competenze. Ci impegniamo di continuo a negoziare progetti di formazione comune con colleghi mediante la partecipazione a corsi, a seminari, a gruppi di ricerca, a convegni. Abbiamo formato l’associazione e l’albo dei formatori per far essere ciascuno attore del sistema di formazione continua propria e dei colleghi.

Dunque, il bilancio della nostra breve attività può renderci orgogliosi: senza conoscere il catalogo ginevrino e i commenti  di Perrenoud, grazie alla logica dell’analisi della struttura disciplinare e alla sua applicazione al curricolo, in intreccio con le ispirazioni della psicologia cognitiva, siamo riusciti a delineare un profilo di insegnante ricercatore che corrisponde a quello che lo studioso ginevrino propone con tanta passione civile.  Le competenze che lui definisce “nuove”, noi le avevamo già indicate nelle nostre Tesi . A riprova che non c’è un rapporto gerarchico e di subordinazione tra le elaborazioni degli studiosi di pedagogia e gli studiosi delle didattiche disciplinari.

Ma non ci appaghiamo di questa buona coscienza. Abbiamo bisogno di fare di più, di fare meglio, di moltiplicare le prove dell’efficacia del nostro modo di essere, di operare, di sperimentare, di innovare, di formare con la storia e per la storia. E abbiamo bisogno di far circolare idee, informazioni su pratiche, su insuccessi e  su successi, abbiamo bisogno di farci conoscere e di far conoscere le nostre elaborazioni, quelle teoriche e quelle applicate.

Socie e soci di Clio ’92 siamo impegnati in riviste didattiche di grande prestigio e diffusione (“La Vita scolastica”, “I diritti della scuola”, “L’educatore”, “Scuola Materna per l’educazione dell’infanzia”, “Scuola insieme”, socie e soci Clio ’92 sono docenti e tutor nelle facoltà dove si formano gli insegnanti, socie e soci partecipano come formatrici/tori ai corsi di aggiornamento e alle attività di reti di scuole; socie e soci collaborano con case editrici per la produzione di testi scolastici.] Infine abbiamo promosso il “Premio biennale Franco Rizzi” per motivare alla documentazione di esperienze significative e per costituire un’altra occasione di conoscenza di pratiche innovative.

Ma tutto ciò non è sufficiente per mettere le ali alle nostre idee e farle circolare tra di noi e farle giungere agli insegnanti estranei all’associazione. Se vogliamo che le idee, gli esempi, le elaborazioni volino abbiamo l’esigenza di conformarci all’ottavo precetto del pedagogista: “servirsi delle nuove tecnologie”. Ma, a questo proposito, mi pare che Perrenoud sottovaluti le sottocompetenze relative alle nuove tecnologie. Noi andiamo molto oltre le sue raccomandazioni.

Abbiamo prodotto il courseware multimediale Insegnare storia, abbiamo elaborato il corso sulla didattica del primo sapere storico per la FAD della casa editrice Giunti, socie e soci del nostro direttivo hanno prodotto materiali per la formazione a distanza dell’Indire, promuoviamo l’uso dell’informatica nell’insegnamento, utilizziamo software per la comunicazione, ci spendiamo per elaborare modi di uso degli strumenti multimediali nell’insegnamento e nell’apprendimento. Incentiviamo nuove modalità di elaborare e costruire rappresentazioni del passato  e e l’uso delle risorse della rete per  la storia. E sono tutti campi aperti della nostra ricerca.

Siamo fiduciosi che l’informatica e la multimedialità possano essere per noi la più potente delle risorse allo scopo di dare visibilità alle nostre elaborazioni, per metterle in circolazione, per discuterne, in breve per far crescere la nostra ed altrui professionalità cooperando tramite il sito e in funzione della sua gestione.

Ma a quali condizioni? A tre condizioni:

1. che ci sia un sito flessibile, agile, disposto ad arricchirsi e adatto a farci pensare nuove soluzioni;

2. che ci sia un gruppo di lavoro che lo gestisca con inventiva e con metodo, disciplina, puntualità; 

3. che ci sia l’attenzione di socie e soci, i quali sentano la responsabilità di essere i destinatari di uno sforzo volontario di colleghi e frequentino il sito e lo usino e lo alimentino con i loro contributi.

Per far avverare le prime due condizioni abbiamo voluto rinnovare il  sito che inauguriamo oggi. Esso ci ha richiesto spese per l’uso di un software di gestione dei contenuti molto flessibile e usabile dai membri della redazione, energie e tempo per il trasferimento dei file dal vecchio al nuovo formato. La flessibilità e agibilità del programma di gestione ci permette di pensare il sito come un luogo di incontro, di circolazione, di opportunità. Per attuarlo occorre la combinazione di lavoro intellettuale e di competenze tecnologiche. E il sapere tecnologico è lo strumento per dare visibilità al lavoro intellettuale. Perciò  abbiamo dedicato risorse finanziarie, attenzione, tempo ed energie al rinnovamento del sito. Sono investimenti ben profusi se ad essi corrisponderà il gradimento e la risposta di socie e soci e l’attenzione di insegnanti e di istituti scolastici non ancora associati.

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