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Elena Musci, Scoprire e giocare a Castel del Monte.

Elena Musci, Scoprire e giocare a Castel del Monte, Bari 2013 

UN CASTELLO PER GIOCO. IL GIOCO DEL CASTELLO

Scoprire e giocare a Castel del Monte con le proposte ludiche  di Elena Musci

 Recensione a cura di Ernesto Perillo

Giocando si impara? Ovviamente sì.

Ma a determinate condizioni: che il gioco sia intelligente, appassionante e piacevole.

Si può imparare qualunque cosa attraverso il gioco? Probabilmente sì. Certamente il passato e la storia. E il patrimonio culturale  di un territorio.

Ce lo hanno insegnato, tra gli altri, A. Brusa e Historia ludens  una associazione che si occupa di didattica della storia. Siamo nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso e da allora molte sono state le proposte, le esperienze, i giochi inventati e messi in gioco.

Tra gli autori della didattica ludica, c'è Elena Musci, docente con incarichi e collaborazioni presso le università e le SISS di Bari e della Basilicata. Scoprire e giocare a Castel del Monte, è la sua ultima proposta, pubblicata nel 2013 presso l'editore M. Adda di Bari, nella collana Scoprire e giocare in Puglia.

Come si fa a inventare un gioco che sia anche un gioco per imparare?

Semplice: si sceglie un oggetto del paesaggio, lo si osserva e si studia attentamente, si prova a pensarlo come campo di gioco, si progetta il gioco, si sperimenta il gioco. E poi si impara dai giocatori e si scrive un libro per consentire che altri possano divertirsi imparando. A monte altri ingredienti, tra cui l'amore e la conoscenza per il paesaggio, la sua storia, la storia. E la voglia di giocare e far giocare.

E' quello che ha fatto la nostra autrice: la sua proposta di gioco sul castello medievale pugliese nasce da una lunga sperimentazione che ha coinvolto gruppi e classi impegnati a scoprirne aspetti ed elementi distintivi.

Perché allora scegliere Castel del Monte?

La risposta la possiamo trovare nella motivazione con cui nel 1996, il Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO riunito a Merida (Messico), ha inserito nella World Heritage List il castello, fatto realizzare da Federico II di Svevia intorno al 1240:

Castel del Monte possiede un valore universale eccezionale per la perfezione delle sue forme, l'armonia e la fusione di elementi culturali venuti dal Nord dell'Europa, dal mondo Musulmano e dall'antichità classica. È un capolavoro unico dell'architettura medievale, che riflette l'umanesimo del suo fondatore: Federico II di Svevia.

Il castello è costruito direttamente su un banco roccioso ed è universalmente noto per la sua forma ottagonale. Su ognuno degli otto spigoli si innestano otto torri della stessa forma, segnate da una cornice marcapiano, si aprono otto monòfore nel piano inferiore, sette bifore ed una sola trifora, rivolta verso Andria, in quello superiore.

Il cortile, di forma ottagonale, è caratterizzato, come tutto l'edificio, dal contrasto cromatico derivante dall'utilizzo di breccia corallina, pietra calcarea e marmi; un tempo erano presenti anche antiche sculture, di cui restano solo la lastra raffigurante il Corteo dei cavalieri ed un Frammento di figura antropomorfa.

Le sedici sale, otto per ciascun piano, hanno forma trapezoidale e sono state coperte con un'ingegnosa soluzione. Lo spazio è ripartito, infatti, in una campata centrale quadrata coperta a crociera costolonata, mentre i residui spazi triangolari sono coperti da volte a botte ogivali. 
Le chiavi di volta delle crociere sono diverse fra loro decorate da elementi antropomorfi, zoomorfi e fitomorfi.

Il collegamento fra i due piani avviene attraverso tre scale a chiocciola inserite in altrettante torri.

Ho preso queste informazioni dal sito ufficiale del castello  che contiene molte notizie utili sull'edificio medievale, la sua storia, Federico II, la rete castellare sveva all'interno della quale Castel del Monte era inserito in un programma di difesa militare e di gestione del territorio.

Da queste brevi annotazioni risulta evidente l'importanza di questo edificio sia dal punto di vista storico che  artistico: un bene culturale che per essere veramente di tutti deve essere conosciuto, frequentato, apprezzato.

Il libro  di E. Musci si  propone  questi obiettivi con un set di tre giochi completi, uno fai da te e una guida alla scoperta del castello e del suo paesaggio.

Vediamoli da vicino.

Chi trova un fauno trova un tesoro.

Attraverso immagini e domande il gioco conduce alla scoperta di alcuni elementi architettonici del castello. La metafora è quella del labirinto (e la stessa struttura del manufatto si presta bene a questa ambientazione) nel quale riuscire a riconoscere le tracce ancora visibili di finestre, camini, porte, statue, decorazioni... Il giocatore deve quindi comprendere la descrizione che viene fatta dell'oggetto (es. chiave di volta), osservarne attentamente la riproduzione fotografica, esplorare il castello alla ricerca della sua collocazione, localizzare la sua posizione su una mappa semplificata del castello.

Alcune domande implicano operazioni un po' più avanzate: comparazioni, ulteriori osservazioni, descrizioni di altri particolari e aspetti dell'edificio.

Un glossario aiuta a conoscere meglio termini e parole usati nel gioco. Alla fine del quale lo sguardo del giocatore/visitatore dovrebbe essere in grado di vedere e comprendere meglio la ricchezza degli elementi presenti e "nascosti" nel castello e in qualche modo avviare la riflessione su come doveva essere fatto, quali i suoi abitanti e proprietari, quali gli scopi e le finalità della sua presenza. Passando dal piano della osservazione (e del riconoscimento) degli elementi visibili, alla scoperta di quelli invisibili a cui i primi rinviano.

A spasso nel tempo per Santa Maria del Monte

Dalla descrizione del castello alla sua storia, dalle tracce architettoniche ai documenti

Il gioco consiste nel leggere e comprendere alcune fonti scritte (dal XIII alla fine del XVIII sec.), individuare le tracce materiali riferite al castello, distinguere quelle che esistono ancora (localizzandone la posizione sulla mappa) da quelle oggi distrutte. Con un duplice obiettivo: arricchire la conoscenza del castello e degli altri manufatti ad esso connessi (stalle, officine, abitazioni...), comprenderne funzioni e trasformazioni nel tempo.

Il dossier di fonti scelto è composto da sei documenti, semplificati e/o riassunti, accompagnati da agili riquadri informativi dove si forniscono indicazioni e brevi approfondimenti su aspetti e contesti citati nei documenti.

Ecco ad esempio il documento n. 3

Per la fortificazione del castello- Medioevo. 13 aprile 1277

Re Carlo I d'Angiò scrive al provveditore dei castelli della Circoscrizione, dicendogli di far costruire il prima possibile, sulle torri del Castello del Monte, a spese dello Stato, le bertesche e quattro guaitarole per esplorare se mai qualcuno nemico s'avvicinasse; ed infine ordina pure che si mettano sbarre a tutte le finestre.

Nel box informativo si spiega cosa siano le bertesche (strutture di legno o pietra, fornite di feritoie da cui i soldati posti a difesa del castello potevano far cadere verso il basso oggetti per colpire i nemici) e le guaitarole. (piccoli alloggi per i soldati di guardia).

Giallo murgiano

Siamo a fine Settecento. A quei tempi Castel del Monte era proprietà dei Carafa, conti di Andria. Lo stato di abbandono nel quale era stato lasciato rendeva il castello rifugio di pastori e briganti.

Il mondo sociale ed economico della transumanza del XVIII sec. regolamentato dalla Regia Dogana della Mena delle Pecore, un'antica istituzione aragonese è il il contesto nel quale si svolge il giallo al centro del gioco.

Come in ogni giallo che si rispetti c'è un delitto, un cadavere, un investigatore, moventi e colpevoli da scoprire.

Costruito sugli atti processuali conservati presso l'archivio di stato di Foggia, il gioco consente di conoscere il paesaggio storico del castello e il sistema economico e sociale del territorio circostante. Pastori, contadini, assieme al paesaggio murgiano e ai segni della sua antropizzazione sono i protagonisti del giallo.

Due glossari (sugli elementi architettonici del castello e sulla transumanza dei tempi della Dogana) la mappa della locazione di Andria e alcune immagini dei paesaggi che si possono scorgere dalle finestre del castello aiutano i giocatori alla ricerca degli indizi utili alla soluzione del giallo. 

Il gioco da costruire

Oltre a giocare i tre giochi di cui abbiamo parlato, il libro propone anche di creane uno.

Si tratta di un memory, un gioco di memoria con due mazzi di carte: nel primo sono riportate le immagini riferite al castello, nel secondo il testo descrittivo dell'elemento architettonico corrispondente. E' possibile anche costruire memory di complessità crescente, ipotizzando anche carte in cui si scrivono indovinelli relativi agli elementi fotografati.

La guida alla scoperta del castello e del suo paesaggio

In queste pagine conclusive del libro si gioca la mossa ricapitolativa.

Attraverso i giochi si sono esplorate singole tessere (del castello e del suo paesaggio) di un mosaico che qui viene ricomposto. La rappresentazione in 3D del castello diviene una specie di indice della esplorazione: la descrizione del castello, la sua storia nel medioevo, quella del paesaggio nel quale era inserito in età moderna, sintetizzate in schede che si chiudono con una nota bibliografica per chi vuole approfondire.

Una breve cronologia aiuta il lettore a orientarsi nella storia del castello dal XII sec. ad oggi.

Presentati in ordine crescente di complessità, diversi per oggetti, obiettivi (abilità e conoscenze), materiali e fonti usate, i giochi testimoniano la fecondità e le potenzialità dell'approccio ludico per la scoperta di una fonte architettonica e di un bene culturale.

Non resta allora che giocare, per verificarne davvero l'efficacia, l'utilità e il piacere.

  24 marzo 2014

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