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Sandra Savogin, Rialzare la testa. La lotta di liberazione a Marcon, Meolo e San Michele del Quarto (1943-1945)

Sandra Savogin, Rialzare la testa. La lotta di liberazione a Marcon, Meolo e San Michele del Quarto (1943-1945), Nuova Dimensione, Portogruaro, 2013

 

 Recensione a cura di Vincenzo Guanci

 

 "In una lettera autografa Gobbo racconta il suo arresto e quello di Longato, avvenuto mentre raggiungevano un gruppo di compagni, il pomeriggio del 30 novembre. I due vennero condotti alla sede del presidio dove iniziarono gli interrogatori che, scrive Gobbo, ‘si sa come e quali fossero'.  Durante un secondo interrogatorio gli fu anche detto che era inutile che tacesse, perché un compagno aveva parlato e sapevano tutto. Le domande vertevano sulle identità di altri partigiani, sui suoi rapporti con Piaser e sui nascondigli delle armi. Agli interrogatori seguì la perquisizione di alcune case contadine, nella frazione Le Crete, dove i brigatisti trovarono armi e arrestarono Tommaso Abbate, Luciano Pomiato e Elio Manzugli là nascosti. In piena notte i cinque furono condotti sul ciglio della strada per la fucilazione, in cui rimase ucciso Tommaso Abbate, mentre Gobbo, slanciatosi alla prima scarica verso i campi e presa la fuga, si rifugiò presso una famiglia, in cui recuperò dell'esplosivo  con cui intendeva far saltare la caserma delle brigate nere. Nel tragitto di ritorno incontrò Manzugli, ferito in parti non vitali, e Longato colpito al ventre. I due feriti, trasportati su un carro, ricevettero assistenza medica in una casa di cura a Marocco. Longato fu trasferito fortunosamente in una clinica più sicura, a nord di Treviso, dove fu operato."

 

Quest'episodio raccontato nelle pagine 79 e 80 del libro di Sandra Savogin, ricercatrice dell'Istituto Veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, spiega in modo evidente i motivi per i quali la memoria della Resistenza in certi luoghi è incardinata profondamente tra la popolazione.

Il lavoro incessante dell'IVESER http://www.iveser.it/ di scavo nei ricordi di quelli che c'erano, per riportare alla luce gli avvenimenti della lotta di liberazione nella provincia di Venezia, riordinarli nel confronto e riscontro tra loro e con i documenti, consegnarli infine agli studiosi e a tutti noi, si rivela ad ogni pubblicazione più prezioso. 

La ricerca di Sandra Savogin riguarda il territorio dell'entroterra veneziano oggi compreso nei comuni di Marcon, Meolo e Quarto d'Altino (all'epoca San Michele del Quarto) confinante con la parte meridionale della provincia trevigiana. Un ambiente massicciamente rurale: la percentuale degli addetti all'agricoltura nel censimento del 1936 risultava del 77,8% a Marcon, 69,9% a Meolo, 84,9% a San Michele del Quarto; la forma di conduzione prevalente era la mezzadria con pesanti "onoranze" a carico dei mezzadri. Le condizioni dei contadini erano fortemente peggiorate rispetto al primo dopoguerra "quando La Lega dei braccianti e dei contadini guidata dal socialista Pietro Stefani riuscì ad ottenere nel 1920, nella vertenza con l'azienda Ancillotto, un contratto particolarmente favorevole che costituì un modello per le Leghe rosse del Veneziano" (pp. 20-21). Del resto, come sappiamo,  il fascismo aveva preso il potere anche grazie ai finanziamenti e agli appoggi politici degli agrari: "la corporazione nazionale dell'agricoltura impose delle regole che fecero retrocedere i mezzadri veneziani alla situazione precedente alle lotte del biennio 1920-21..."! (pp. 22-23). Le condizioni igienico-sanitarie erano pessime, la malaria e la pellagra erano endemiche, la prima causata dall'impaludamento dei fiumi, la seconda dalla denutrizione diffusa. La Chiesa esercitava un'indiscussa egemonia culturale che fino al 1943 aveva bene o male assecondato la politica imperialista e guerrafondaia del Duce.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale, e soprattutto, il suo andamento con le grandi privazioni  e i lutti sempre più gravi e diffusi, fece deflagrare ogni struttura sociale e istituzionale.

Dall'autunno 1943 alla primavera 1945 l'Italia si trovò divisa e attraversata da una guerra civile che, già intrinsecamente feroce, venne incrudelita ancor più dall'occupazione nazista. Alle azioni di guerriglia partigiana si oppose il terrorismo delle rappresaglie sui civili, la tortura come strumento bellico normale (‘si sa come e quali fossero' gli interrogatori!).

La descrizione della Resistenza nei racconti e nei documenti raccolti dalla Savogin emerge davvero per quello che è stato: un atto profondamente morale di ribellione ad una situazione di umiliazione e di soprusi perpetrati per un ventennio, finché davanti alla fine di tutto i contadini di Marcon, Meolo e San Michele del Quarto trovano la forza di "rialzare la testa" e riconquistare la propria dignità.

Questo racconta l'episodio riportato all'inizio. Racconta dell'approssimazione (i fucilati che scappano...!) con cui si faceva la guerra civile (ma la guerra potrà mai essere "civile"?) perché non erano soldati quelli che la facevano, erano contadini combattenti tra contadini che li proteggevano, e i parroci che li appoggiavano!

 

"Le formazioni partigiane in provincia più volte avevano sottratto derrate alimentari per poi distribuirle dove sapevano che la fame colpiva maggiormente: il 25 ottobre uomini della ‘Wladimiro Paoli' avevano prelevato 185 quintali di grano riservato agli ammassi e ne avevano distribuito 40 a Meolo, 54 a Ca' Tron e 100 a San Cipriano. Il ricordo di questo gesto è rimasto nella memoria della comunità di Meolo..." (p. 82)!

 

Il volume si completa con un Itinerario della memoria curato da Sergio Sbalchiero, che illustra i luoghi della Resistenza negli attuali Marcon, Meolo e Quarto d'Altino. Ciò, tra l'altro, consente una didattica ‘materiale' e ‘presente' della storia della Resistenza, collegando naturalmente la storia locale con la storia nazionale

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